Voto

7

Un regista giapponese sull’orlo di una crisi artistica si trova finalmente nella condizione ideale per riscattarsi: il suo ennesimo film horror di zombie si trasforma in un progetto assolutamente innovativo nel momento in cui la troupe si trova ad affrontare un’orda di non-morti reali e Higurashi riprende tutto imperterrito. Ecco il realismo e la credibilità che cercava da tempo, e non ha la minima intenzione di perdere la sua grande occasione, anche a costo di mettere gli attori in pericolo e spingerli in una lotta estrema per la sopravvivenza. Le conseguenze di questa operazione saranno assurde e imprevedibili.

La figura dello zombie, dalla mitologia greca e latina in cui compaiono creature simili fino ai grandi classici cinematografici in stile Romero, ha subito varie rivisitazioni ed è ormai comparsa in ogni tipologia, forma e genere possibile. Ritrarre per l’ennesima volta i morti viventi in modo originale e con un budget piuttosto basso non era un’operazione semplice, ma Shuichiro Ueda ci riesce, nonostante qualche buco di sceneggiatura e a tratti un eccesso di nonsense.

Il limite tra verità e finzione si assottiglia sempre di più man mano che il film avanza; la seconda parte ribalta completamente la trama e guida lo spettatore verso una rivisitazione degli eventi da un nuovo punto di vista, come se il vero fosse somma di falsi, un mosaico di messinscene.

Ma la vera originalità del film sta nella caratterizzazione dei personaggi: gli zombie sono goffi ed è difficile individuarli subito, gli attori sono in scena per svolgere il loro lavoro ma sono anche persone e reagiranno in quanto tali, soprattutto quando le telecamere del-film-nel-film sono spente. Un potenziale cult, tanto imperfetto quanto coraggioso, specie nel panorama delle horror-comedy contemporanee.

Federico Squillacioti

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