Voto

7

“Lo zombi è l’uomo colonizzato, alienato, l’uomo che ha perduto di senso e di spirito ed è divenuto della semplice forza lavoro”. Così rifletteva il poeta René Depestre a proposito del mito haitiano dello zombi. Un mito che è arrivato fino ai giorni nostri ma di cui si è perso o dimenticato lo spirito originario, trasformato ormai in un remunerativo franchise per film, videogiochi, serie TV, fumetti. Al contrario, Zombi Child di Bertrand Bonello torna alle origini, ad Haiti, al rito vudù con cui la vittima designata passava a uno stato a metà tra la vita e la morte. E lo fa riportando in vita un personaggio storico realmente esistito, Clairvius Narcisse, già riferimento del film di Wes Craven del 1988 Il serpente e l’arcobaleno.

Ma se in Craven il protagonista si recava personalmente ad Haiti per indagare i miti antichi e misteriosi della cultura locale, Bonello colloca i personaggi nella Parigi di oggi, ambientando le vicende in un prestigioso collegio femminile frequentato esclusivamente da discendenti di persone insignite della Legion d’Onore. Il luogo in cui si muovono le giovani protagoniste del film è quindi un ultimo baluardo della gloriosa memoria del passato napoleonico sotto cui si nasconde il lato oscuro della nazione, la ferocia con cui ha ridotto in schiavitù i popoli conquistati durante il periodo coloniale. Un passato che è una ferita ancora aperta ad Haiti, un territorio in cui i vivi sono costretti a stare in costante contatto con i morti a causa delle recenti catastrofi naturali, ma anche teatro di una grande rivoluzione che lo ha reso il primo Paese nero dichiaratosi indipendente, nel 1804. Nel film, il filo rosso tra passato e presente è rappresentato da Melissa, nipote di Narcisse e allieva della Maison d’Éducation de la Légion d’Honneur.

È facile oggi dimenticare il valore della memoria in un Occidente in cui, come le adolescenti di Zombi Child, tutti fissano passivamente per ore lo schermo dello smartphone, si affidano a riti ancestrali che non comprendono, leggono l’oroscopo del giorno come fosse un oracolo e cercano di assimilare culture che non gli appartengono.

Il rischio concreto, sembra avvertire Bonello, è quello di venire travolti dalle regole di mondi lontanissimi che non conosciamo e forse neanche capiremo mai. E il regista mette in scena questa incomunicabilità con salti continui, un alternarsi visivo e di linguaggi, il rap di Damso si succede alla poesia anticolonialista e antischiavista di René Depestre, i contadini zombificati nei campi si alternano alle scene nel collegio femminile in città (inevitabile non pensare a Suspiria), dove le nuove zombi della contemporaneità sognano fughe con ragazzi bellissimi che però sono là fuori, irraggiungibili.

Zombi Child non rinnega la sua matrice horror, ma si stacca dal classico cinema di genere plasmato da Romero, in cui la metafora sociale rimaneva legata alla massificazione e all’omologazione dell’uomo occidentale nel secondo dopoguerra e i protagonisti erano già morti in modo irreversibile. Gli zombi di Bonello sono esseri inebetiti, bloccati in un limbo tra la vita e la morte da cui possono persino uscire. Ben lontano anche dai molti epigoni francesi di Romero, come The Horde di Drahan e Rocher, Bonello marca ulteriormente la sua distanza da questo approccio eliminando la «e» finale dal termine, che avvicina il suo lavoro alle origini caraibiche, pre-hollywoodiane, del mito stesso degli zombi.

Anche se è evidente che visivamente Bonello guardi al Jacques Tourner di Ho camminato con uno zombi nelle sequenze haitiane e dei riti finali, il suo sguardo non è mai distaccato, ma neanche da osservatore partecipante come quello adottato da Lars Von Trier in The Kingdom, che manda il folle medico svedese ad Haiti per procurarsi un veleno che trasformi le sue vittime in zombi. Lo sguardo di Bonello, invece, vuole trasmettere che non c’è niente di “fake” nel suo film, perché lui stesso crede, o vuole credere, nella “zombificazione”, riuscendo a convincere gli spettatori che, andando in giro per Haiti, potrebbero davvero imbatterci in qualcuno di loro. Zombi Child non è mai stato distribuito nelle sale italiane, ma è stato disponibile sulla piattaforma streaming Mubi e proiettato ieri sera, 1 febbraio, a Milano alla Fondazione Prada.

Alessandro Altobello