Voto

7

Cinque anni dopo la vittoria agli Oscar con il corto Mr. Hublot (2013), Alexandre Espigares porta sul grande schermo un adattamento del celebre romanzo di Jack London, per la prima volta in animazione.

Fin dalla scena iniziale il film dimostra di non voler nemmeno provare un approccio disneyano: non c’è alcun intento di antropomorfismo e prima dell’entrata in scena degli uomini è un narratore (nel doppiaggio italiano con la voce di Toni Servillo) a raccontare i primi passi compiuti dal lupacchiotto nella natura, dove vita e morte sono irrimediabilmente mescolate.

Quello di Zanna Bianca è un racconto di formazione, in cui ogni incontro con l’umano toglie un po’ di libertà ma regala anche forti legami, perché, a ben vedere, si tratta di una storia che parla di come gli esseri umani vedono gli animali: chi con rispetto, chi come compagni d’avventura e chi come mezzi per arricchirsi, come Smith Bellezza, che rientra nell’iconografia fumettistica dell’antagonista e si dimostra un “cattivo” da manuale. Ma nessun legame può competere con l’irresistibile richiamo della luna, che ogni notte attira lo sguardo del lupo per ricordargli che il suo istinto lo vuole libero nei boschi.

I disegni dalla qualità pittorica creano un “selvaggio nord” che incanta l’occhio con i suoi vasti panorami ghiacciati sempre tempestati di fiocchi di neve. I tratti del volto umano sono spigolosi, come se fossero intagliati nel legno: maschere di saggezza alcuni, marionette dal ghigno grottesco altri.

Nonostante alcuni dei passaggi più duri del romanzo siano stati ammorbiditi per adattare il racconto al pubblico più giovane, la storia sembra essere il risultato di una fusione fra Zanna Bianca e Il richiamo della foresta; due romanzi amalgamati tra loro con fluidità e coerenza, al fine di creare una favola ricca di spunti di riflessione.

Clara Sutton

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