Voto

7

Your Name. di Makoto Shinkai è un fedele spaccato del Giappone odierno, un tentativo del regista di conciliare le due facce del proprio Paese: da una parte quella più rurale, legata alle tradizioni, dall’altra quella della modernità, delle megalopoli che non dormono mai, in costante movimento. Attraverso le vicende dei due protagonisti il contrasto tra le due realtà del Giappone, così distanti, diventa uno dei cardini principali della trama.

Il fatto di non essere vincolato alla macchina da presa ha permesso al regista di cimentarsi in inquadrature davvero ardite. Un esempio: ogni volta che vengono aperte o chiuse delle porte scorrevoli, la camera è posizionata per terra, contro lo stipite, dando l’impressione che la porta si allontani velocemente dall’obiettivo o gli sbatta contro. Inoltre queste porte sono o quelle della metropolitana o i fusuma delle stanze del tempio in cui vive Mitsuha – la protagonista femminile –, una chiara allusione di alle due atmosfere che si respirano in Giappone.

La pellicola rifugge gli stereotipi del cinema nipponico e, in particolare, non si colora mai di quei toni patetici tipici della cultura giapponese, ma si apre a temi dalla portata universale come lo scontro con la tradizione, il senso di soffocamento provocato dal vivere in provincia e il sentimento d’inadeguatezza che caratterizza qualsiasi giovane.

Elia Altoni