Figli dell’hardcore ma papabili headliner del pluriacclamato firmamento indie-rock, i Cucineremo Ciambelle sono un progetto enigmatico e insolito, una frizzante miscellanea di pop seducente e disadorni casinismi di scuola “hard”. Le loro atmosfere cullanti e i loro ripidi wall of sound, uniti al recente ingresso nel roster V4V, hanno stuzzicato la nostra curiosità. Così abbiamo fatto una chiacchierata insieme al loro batterista Jacopo Corbelli.

In quasi tutti i vostri brani si verifica un’alternanza tra sonorità sognanti e dolci, squisitamente dream-pop e wall of sound impenetrabili. Da dove nasce l’idea di questa contrapposizione?
Probabilmente è dovuto all’evoluzione del modo in cui scriviamo. Le prime canzoni sono nate quasi per scherzo, in fretta e furia: abitiamo lontani e abbiamo sfruttato il poco tempo a disposizione per scrivere senza pretese. Ma siamo davvero orgogliosi di ciò che abbiamo realizzato. Con l’esperimento Annaossa, ma soprattutto con Spettro – le nostre ultime due canzoni – abbiamo iniziato a prestare maggiore attenzione a certi aspetti del processo di scrittura dei pezzi. Magari ora siamo un po’ più consci di ciò che vogliamo fare rispetto ai primi brani.

Dai vostri lavori trapela chiaramente una predilezione per i riff chitarristici e per la reiterazione. Che importanza assume nei vostri brani la ripetizione? E, in generale, quali sono secondo voi i riff più efficaci (e che riascoltereste senza sosta) consegnati alla storia della musica?
Ci piacciono i brani catchy, e forse la ripetizione di alcune strutture aiuta a raggiungere un certo grado di orecchiabilità. Probabilmente questa attitudine è anche dovuta alle influenze post-rock di Leo, il chitarrista. In ogni caso, cerchiamo sempre di aggiungere minuziose variazioni nell’esecuzione di ogni parte strumentale per rendere ogni giro leggermente più individuale e imprevedibile rispetto agli altri. Riguardo ai riff storici, gli incastri degli American Football sono per noi iconici. Leo è cresciuto suonando i Killswitch Engage e poi ha scoperto i Tiny Moving Parts, musicisti che sanno scrivere parti di chitarra indimenticabili. Andrea, il bassista, ha invece pessimi gusti musicali.

© Matteo Bugli

Siete tutti (o quasi) musicisti di provenienza hardcore. Le vostre sonorità, infatti, conservano ancora qualcosa di questo genere musicale, nonostante il vostro sound si sia recentemente ingentilito, virando verso l’indie-rock. Qual è il motivo di questo cambiamento? E che tipo di rapporto intercorre, secondo voi, tra questi generi musicali così contrapposti?
È vero, prima suonavamo insieme in una band hardcore. I Cici sono nati come side project rispetto al primo, quindi non abbiamo tanto vissuto la transizione da un genere all’altro, abbiamo piuttosto percorso strade parallele. Sicuramente manteniamo un retaggio hardcore di aggressività nelle nostre canzoni e ne sentiamo l’influenza, nonostante sia un genere che ora consumiamo in quantità molto più modeste di prima. Qualunque sia il rapporto tra hardcore e indie-rock, si potrebbe forse dire che negli ultimi anni questo legame si sia rafforzato. Penso, ad esempio, a tutte quelle band che hanno accantonato la loro affinità con l’hardcore per concedersi a musica meno aggressiva (Title Fight, Pianos, Turnover, Bring Me The Horizon, Hundredth). Ma c’è anche chi porta avanti entrambi i generi contemporaneamente, ad esempio Code Orange e Adventures. Forse l’indie-rock, che è un’etichetta dalle maniche più larghe, permette maggiormente di sperimentare rispetto all’hardcore, genere più codificato e circoscritto? Ogni tanto, magari, il passaggio da un genere all’altro è dovuto solo a esigenze commerciali.

Siete da poco entrati a far parte del roster V4V, e supponiamo che qualcosa stia già bollendo in pentola. Siamo molto curiosi: che progetti state serbando per il futuro?
Più che bollire in pentola, è tutto pressoché pronto per essere cotto in forno. Innanzitutto, a luglio saremo a San Salvo (Chieti) per il Fiato Sospeso Fest, un festival organizzato da V4V pieno zeppo di progetti interessanti. Quest’estate, una volta finiti gli esami, la nostra priorità è quella di portare a conclusione il nostro primo progetto completo.

Federica Romanò e Niccolò Pagni