Fino a qualche anno fa, guardare un film a casa significava sedersi davanti allo schermo del televisore nel soggiorno e aspettare che venisse trasmesso a una certa ora su un determinato canale. Era la fase della TV lineare e generalista, che abbiamo conosciuto come il trionfo degli stereotipi. Era il tempo del berlusconismo più autoreferenziale, dei Ferrero Gran Soleil sugli scaffali dei supermercati e del bacio saffico della sacra triade del pop Britney-Christina-Madonna sul palco degli MTV VMA. Erano gli anni in cui la programmazione del palinsesto scandiva il tempo della nostra giornata, un tempo sociale che per mezzo di una cultura condivisa diventava rito. Se oggi abbiamo del tutto accettato le nostre nuove necessità da pubblico “anything, anywhere, anytime”, gran parte di noi non si è ancora arresa alla penuria qualitativa delle maggiori piattaforme streaming o Pay Tv. Se anche tu militi all’interno di questo gruppo dei delusi, degli insaziabili di contenuti di nicchia e indipendenti siamo qui per rassicurarti: è appena uscita YouMovie, la piattaforma italiana dedicata al cinema indipendente dove puoi vedere e anche fare cinema. Per capire meglio di cosa si tratta, abbiamo fatto due chiacchiere con il fondatore Davide Vigore.

Ciao Davide! Da dove mi parli?
Da tre anni vivo a Roma per “colpa” di Paolo Sorrentino, dato che sono stato per più di un anno uno dei suoi assistenti alla regia.

“Colpa”?
Sì, lasciare la Sicilia è un delitto che nessuno dovrebbe mai commettere; però il cinema si fa a Roma.

“Indipendente” è un termine ombrello di difficile definizione nel campo dei film studies. Ci muoviamo su un territorio lacunoso e frastagliato, fatto di soli punti di vista che vanno dall’economia ad aspetti stilistico-narraviti. Cosa ne pensi?
Considero un film indipendente quando il suo comparto strutturale-produttivo si basa sulle sole forze di un autore e/o produttore, rifacendosi alla logica del porta a porta. Mentre il cinema più industrializzato può contare su una distribuzione assicurata già a priori, gran parte del cinema indipendente, che si basa sul format del cortometraggio, purtroppo non arriva al cinema e quasi non esiste su Netflix o Sky. La conseguenza è che per il cinema indipendente non è previsto alcun ritorno economico dal punto di vista distributico, che è invece fondamentale per il mantenimento di tutto il sistema che lo genera.

Come nasce l’idea del progetto YouMovie?
Sono partito dalla condizione di sofferenza di questo settore. Il cinema indipendente in Italia ha una certa difficoltà a ottenere visibilità – se si parla di tutto ciò che non è esperienza festivaliera o evento culturale -, che invece dovrebbe essergli garantita. Lo sbocco al cinema o sulle principali Pay TV vedi Sky, Netflix, o Amazon Prime) per questo tipo di prodotti è inesistente, dunque si parla di target di nicchia, “per pochi”, che riesce a vivere solo nei circuiti underground. Durante il lockdown sono stati rimandati diversi festival e, sulla base di questa ennesima mancanza, ho immaginato che mi sarebbe piaciuto che il mio lavoro potesse essere fruibile da una piattaforma altra, più familiare e domestica.

Chi ha finanziato il progetto?
Il finanziamento è stato nazionale: gestito dal Consiglio dei Ministri con il tramite dall’Assessorato alle Politiche Giovanili della regione Sicilia. Il cinema indipendente è dei giovani autori, era giusto ci rivolgessimo a loro.

Il tuo progetto è stato definito il “Netflix del cinema indipendente”…
Non c’è nessuna intenzione di fare la guerra a Netflix, perché sarebbe una battaglia persa, come fare giocare la Juventus contro l’Enna Calcio. Il paragone non deve esistere: bisogna parlare di YouMovie in quanto alternativa a Netflix. Un’alternativa direzionata ai cosiddetti cinefili. L’unica istanza che accomuna le due piattaforme è l’essere entrambe un catalogo di film, ma il funzionamento e i contenuti di YouMovie sono totalmente diversi da quelli di Netlfix: in prima battuta, non abbiamo una produzione inter nos ma solo prodotti creati da terzi; in secondo luogo è una realtà sviluppata per dare spazio a quei format che faticano a trovare una distribuzione, come i cortometraggi e i documentari. YouMovie nasce inoltre per essere soprattutto una community, più come Facebook che come Netflix, perché la pagina di ogni utente è pensata come una bacheca e c’è la possibilità di interagire tramite messaggi privati, così da implementare la vicinanza tra autori e pubblico. Non bisogna nemmeno confonderlo con il format di YouTube, perché l’accesso per il caricamento dei progetti non sarà libero.

Chi si occuperà di selezionare i progetti?
Lo spoglio del catalogo viene fatto da esperti del settore – registi, produttori, sceneggiatori e giornalisti. Se non fosse prevista questa attenzione a monte, si rischierebbe di andare a cadere in quella commistione caotica che va dall’amatoriale al cinema indipendente. Il nostro unico paletto è la qualità, e la vogliamo garantire.

Parliamo di costi: è previsto un abbonamento?
No, ma c’è la possibilità di trovare delle opere che prevedono il pagamento di 2 o 5 euro a seconda delle volontà dell’autore, al quale è riservato Il 75% del ricavato. Il nostro progetto è mirato anche alla promozione di questi lavori; abbiamo un ufficio stampa che se ne occuperà al di fuori della piattaforma, ad esempio, accedendo ai festival più autorevoli.

Fai uno spoiler che invogli a iscriversi a YouMovie.
Sulla piattaforma saranno presenti i film d’esordio di diversi grandi: Matteo Garrone, Paolo Sorrentino, Nello Correale, Roberto Andò e Daniele Ciprì.

Rébecca Mathilde Romano-Sénès