Voto

3

L’ultimo capitolo della saga dei mutanti arriva nelle sale cinematografiche sotto la totale supervisione di Simon Kinberg, l’uomo dietro alla sceneggiatura del poco fortunato trittico prequel, iniziato nel 2014 con X-Men: giorni di un futuro passato (diretto da Bryan Singer).

Centoquattordici minuti che sembrano un’eternità, e si dimostrano la peggior forma d’intrattenimento cinematografico che si possa immaginare. La drammaticità delle sequenze chiave viene soffocata da una performance al limite dell’indifferenza da parte dei protagonisti, le sequenze d’azione perdono ogni credibilità a causa dei pessimi effetti speciali e ogni tentativo di caratterizzare i mutanti scade nel peggior calderone di cliché della Hollywood contemporanea (come le strizzatine d’occhio al movimento Time’s Up di Mystica, interpretata da Jennifer Lawrence).

X-Men: Dark Phoenix sarebbe potuto essere (con le dovute proporzioni) l’Endgame della Fox, prima di passare definitivamente testimone il testimone alla Disney e ai Marvel Studios, ma non è andata così. Un canto del cigno che lascia l’amaro in bocca.

Christopher Lobraico