Voto

5

Khalifa non si allontana di mezzo centimetro dagli stereotipi legati all’hip-hop, ma vi ruota noiosamente intorno, riproponendo la solita solfa da rapper.

Nulla di più scontato della frase “Smooke weed everyday” poteva aprire Celebrate, il featuring con Rico Love; ma c’era da aspettarselo: l’erba è il leitmotiv di questo album come di centinaia di altri dischi hip-hopIl rapper americano non fa altro che scimmiottare se stesso e i suoi colleghi, senza portare nulla di nuovo sulla scena. L’album, infatti, prosegue tra allusivi colpetti di tosse e un gangsta rap che ormai non esalta più, trascinato nel baratro da basi scontatissime a cui Khalifa aggiunge di tanto in tanto un pizzico di fresca elettronica (BTS, City View, Cowboy).

Se, però, brani come Elevated (in cui Khalifa abusa del pop) e Bake Sale (featuring Travis Scott) danno un pessimo tocco kitsch all’album, l’inaspettata Call Waiting e il portamento vecchia scuola di Zoney (feat. Sebastian) alzano decisamente il livello del disco.

Khalifa si rivela così un album poco brillante, ma ugualmente in grado di far muovere la testa.

Federica Romanò