Voto

7

“Facciamo parte di un catalogo/E siamo noi stessi a vendere il prodotto. Con le foto in primo piano/In bella posa, con la descrizione sotto”. Complessità e ironia sferzante sono da sempre la cifra stilistica di Willie Peyote, ma con Iodegradabile il rapper torinese ha voluto alzare l’asticella: si è chiuso in studio per dare alla luce un disco rap a tutto tondo, per il quale non sembrerebbe essere prevista una data di scadenza, a dispetto di quello che sembra suggerire la copertina.

Più che farsi solo ascoltare Iodegradabile regala una lettura della contemporaneità, e ritrovarsi in almeno una delle sue rime è inevitabile. Willie Peyote scherza, s’intristisce, passa con mestiere dalla politica all’amore. Si informa interrogando, lascia l’ascoltatore in balìa delle domande che si succedono una dietro l’altra tra le barre.

Se il flusso delle parole sembra quello di uno scrittore molto capace e presente a se stesso, la produzione musicale, affidata ai soliti Frank Sativa e Kavah, crea una palette sonora che dalla black music sfuma in strumentali nutriti di chitarre, rullanti e beat funky. Dodici tracce, tutte ben pesate e ponderate, che scorrono veloci per trentaquattro minuti, lasciando strascichi destinati a durare nel tempo.

Matteo Squillace