Voto

7

Grazie all’impegno promozionale di Distribuzione Indipendente, torna in sala Wilde Salomè (2011), l’opera tortuosa e ossessiva di Al Pacino che, presentata in concorso alla 68a Mostra internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, vinse il Queer Lion 2011. Innegabilmente “eccentrica” è infatti l’impresa che Pacino si propone nell’imbastire una compenetrazione a scatole cinesi di tre forme d’arte distinte (documentario, film e opera teatrale) per rappresentare Salomè, l’ultimo testo scritto da Oscar Wilde.

Letteratura, teatro e digitale si mescolano, così, in un’operazione complessa che risulterebbe straordinaria se non fosse disturbata dalla lieve presunzione di Pacino, che assimila idealmente sé stesso a Wilde in qualità di artista eroico in lotta con  la società del proprio tempo. Non occorre  simile  vanità per ribadire l’eccellente padronanza dello strumento teatrale già da tempo consolidata (Il Mercante di Venezia, 2004 e Riccardo III, 1996).

All’approccio documentaristico fa da contrappunto la regia più appassionata e penetrante delle sequenze teatrali, che relega i personaggi nelle proprie ossessioni ma, insieme, ne indaga da vicino i volti quasi a voler cogliere i sentimenti che li consumano proprio lì dove sono generati.

Jessica Chastain, al tempo debuttante, è uno sfolgorante rubino che brucia e risplende protagonista assoluta della scena, favolosa.

Giorgia Maestri