Voto

7

Come preannunciato in Star Wars, l’album-testamento del graduale abbandono del gruppo delle sperimentazioni alternative country per un ammorbidimento pop, con Schmilco la band statunitense vira definitivamente verso un twangy pop più sfacciato, concedendosi solo di rado qualche timida scappatella avant.

Dalla ballata country Normal American Kids, passando per le sinistre dissonanze di Common Sense e le sferzate di chitarra elettrica in Someone to Lose e Locator, fino ad arrivare alla toccante chiusa Just Say Goodbye, il disco lascia trasparire qualche sfumatura di indecisione e una forte malinconia. Schmilco è un album sospettosamente dimesso, che non riesce a essere né popavant fino in fondo, un album per lo più acustico ma incapace di rinunciare completamente alle graffianti sonorità garage. Insomma, sembra quasi che i Wilco più che cambiare linea stilistica abbiano avuto paura di osare.

Il talento della band, però, riesce comunque a emergere dalla raffinatezza dei suoni, dalla calibrata costruzione dei brani e dall’innegabile senso del ritmo che contraddistingue il gruppo (vedi i meravigliosi ritmi cadenzati di Nope e Happiness). È, infine, la perfetta comunione di suono e di senso a coronare questa armonica composizione: prima della struggente dedica del leader Jeff Tweedy alla defunta madre (Happiness), il frontman sussurra la propria malinconia durante le sopraffine progressioni acustiche di Cry All Day.

Federica Romanò