Voto

6.5

Debutto alla regia per l’attore Roberto D’Antona, che con The Wicked Gift unisce le credenze popolari del nostro Paese alla tradizione horror anni ‘80. Il film pecca in un soggetto eccessivamente lineare, ma eccelle nella costruzione di una tensione sottilissima e coinvolgente che non perde mai di vista l’obbiettivo finale: suscitare paura.

L’idea del regista di pescare a piene mani tra gli stilemi dell’horror movie made in Italy risulta il vero punto di forza della pellicola, che riporta alla luce quell’horror psicologico che in Italia mancava da un po’. Essenziale in questo senso il ruolo svolto dalle musiche: The Wicked Gift fa un ottimo uso della colonna sonora, che contribuisce a un’efficace trasmissione delle emozioni tramite la commistione immagine-suono. 

Se la fotografia e gli effetti visivi consegnano al film un aspetto esteticamente curato, la recitazione evidenzia invece i limiti produttivi dell’opera. D’Antona, che in questo suo primo lungometraggio è regista, sceneggiatore e attore protagonista, rinvigorisce lo spirito di un genere in cui l’Italia ha in passato giocato un ruolo di rilievo all’interno del panorama internazionale.

Mattia Migliarino

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