1. Un western moderno

I personaggi si muovono in un far west artificiale, un enorme parco (Westworld, per l’appunto) in cui entrano in contatto e interagiscono con robot programmati per seguire ognuno la propria story-line, che si ripete sempre uguale a se stessa. L’ambientazione arcaicizzante si scontra, così, con la cornice tecnologica, creando un contrasto che viene esaltato anche visivamente dai campi lunghi sulle campagne sterminate, dai viaggi a cavallo e dai costumi d’epoca, sempre affiancati dalle attrezzature ultratecnologiche di cui dispongono i responsabili del parco per gestirlo.

2. “These violent delights have violent ends”

I visitatori sono disposti a pagare cifre ingenti per entrare a Westworld, un luogo in cui possono dar sfogo ai propri istinti e soddisfare qualsiasi desiderio servendosi dei robot a loro piacimento. Chi accede al parco si trova così di fronte a una scelta: semplicemente esplorare Westworld, oppure interagire con i robot inserendosi nelle loro linee narrative nel ruolo dell’eroe, piuttosto che del malvagio, o, ancora, scorrazzare per il far west abusando dei robot senza alcun limite, riserva o conseguenze. Ed è così che emerge la vera natura dei visitatori, che si liberano della propria maschera quotidiana e si rivelano per quello che realmente sono.

3. Verso l’intelligenza artificiale e oltre

I robot di Westworld sono programmati per svegliarsi, prendere parte alle proprie linee narrative, subire qualsiasi tipo di azione da parte dei visitatori e infine dimenticare tutto ciò che è successo, in un loop che si ripete ogni giorno. Gli “abitanti” del parco sono fisicamente indistinguibili dalle persone in carne ed ossa e la programmazione di ognuno di loro prevede una psicologia piuttosto complessa: sono costretti a subire qualsiasi tipo di abuso in quanto considerati delle semplici macchine, ma, una volta programmati, provano emozioni, amano, soffrono, proprio come gli esseri umani, e sono in grado di pensare autonomamente. Ignari della propria condizione, i robot non sanno di essere delle macchine, delle mere attrazioni in un parco di divertimento. Ma, allora, qual è il confine che li rende diversi da noi? Quando una macchina può essere considerata “viva”? Il fatto che i robot siano stati programmati per comportarsi in un certo modo rende le loro emozioni meno reali?

4. Sir Anthony Hopkins

Se Westworld appare così affascinante, gran parte del merito va alle eccellenti interpretazioni degli attori (Evan Rachel Wood, Jimmi Simpson, Ed Harris, Thandie Newton). Tra tutti spicca Anthony Hopkins, che ancora una volta si cala nei panni un personaggio enigmatico e controverso, il dottor Robert Ford, fondatore e direttore creativo del parco. Ford è una figura intrigante, apparentemente privo di scrupoli, un genio che ha forgiato centinaia di linee narrative e ha pianificato ogni singolo dettaglio del suo parco.

5. Mind blowing

Lisa Joy e Jonathan Nolan (fratello del più famoso Cristopher, con il quale ha collaborato in molti film) firmano una sceneggiatura brillante e d’impatto, uno dei maggiori punti di forza della serie. Tra colpi di scena, dialoghi efficaci e frasi memorabili, risulta impossibile non rimanere affascinati dalla storia. [spoiler!] Dal punto di vista dell’apparato tecnico, Westworld è una serie di altissimo livello, e non a caso tra i produttori esecutivi spiccano nomi importanti come J.J. Abrams e Bryan Burke.

Alessia Arcando