Voto

6.5

Grandiosamente intitolato Westwood: Punk, Icona, Attivista, il documentario di Lorna Tucker racconta la vita e la carriera della famosa stilista britannica Vivienne Westwood, una delle figure più ribelli dei nostri tempi. L’iniziale piglio intrigante, dovuto anche all’atteggiamento scontroso e irascibile della stilista – insofferente verso le domande della regista, che la costringono controvoglia a rivivere la propria vita – svanisce presto, e tutto ciò che rimane è un ritratto un po’ superficiale di una figura invece fortemente rivoluzionaria e affascinante.

Il film tocca tutte le fasi della biografia della stilista, da quando era un’insegnante sposata e con un figlio alla svolta segnata dal rapporto professionale e sentimentale con Malcom McLaren, futuro manager dei Sex Pistols. Il momento clou è l’apertura di Sex, la loro prima boutique al 430 di King’s Road a Londra, dove mettono in mostra le loro creazioni irriverenti e punk che suscitano un grande scalpore: “Abbiamo inventato il punk, dichiara Westwood nel film, ed effettivamente è andata proprio così. Nel ripercorrere la vita della stilista, il film si sofferma sui suoi successi, come i 60 punti di vendita al dettaglio, il riconoscimento di Dama dell’Impero Britannico nel 2006 e la retrospettiva che il Victoria & Albert Museum di Londra le ha dedicato – la più grande mai allestita per uno stilista britannico vivente. Ma lungo la sua strada non sono mancate pesanti critiche, dovute soprattutto ai suoi disegni, considerati stravaganti e persino derisi dal mondo della moda e dalla stampa.

Il vasto repertorio d’archivio affascina e incuriosisce, ma il documentario risulta decisamente più efficace quando segue il flusso di pensieri di Vivienne Westwood, che si stia aggirando per il suo appartamento disordinato o che stia lavorando ai suoi ultimi disegni. Nel muoversi all’interno di questi spazi e situazioni la regista (ex modella) dimostra una certa familiarità con l’ambiente, che se da un lato conferisce al film un’autenticità innegabile, dall’altro rende l’organizzazione del materiale scattante e lacunosa, dando alcuni passaggi per scontato e affrontandoli in modo approssimativo, come il lavoro instancabile della stilista a favore delle cause ambientali.

Vero fulcro del film è la personalità carismatica e accattivante di Vivienne Westwood, omaggiata in tutto il suo genio con il gran finale: un montaggio delle straordinarie chiusure di passerella che la stilista ha regalato al mondo della moda per oltre quarant’anni. Un elogio sicuramente meritato.

Anna Bertoli