Candidato agli Oscar 2017 e vincitore del premio Pare Lorentz ai Documentary Awards, Watani: My Homeland (2016) è un documentario toccante e intenso diretto dal tedesco Marcel Mettelsiefen – disponibile gratuitamente sulla piattaforma streaming ARTE. Il lavoro del regista nasce dall’insieme di altri tre suoi precedenti cortometraggi documentari, Syria: Children on the Frontline (2014), Children on the Frontline: The Escape (2016) e l’omonimo Watani: My Homeland (2016). Attraverso interviste e coraggiose riprese sul campo, il regista racconta la guerra civile in Siria e le precarie condizioni di vita che la popolazione locale ha dovuto affrontare, seguendo le vicende di una famiglia che ha deciso di restare ad Aleppo per rimanere vicina al padre, comandante dell’Esercito Siriano Libero contro il regime di Assad, facendosi simbolo di un intero popolo.

“A volte invidio i morti, perché hanno trovato la pace”, queste le parole dell’unico figlio maschio – di quattro – della famiglia, che ha passato buona parte della sua adolescenza tra le macerie di una città sotto assedio. La macchina da presa immerge il pubblico nella distruzione causata dalla guerra, raccontando il conflitto spesso attraverso le parole di ragazzi e ragazze appena adolescenti, che trasmettono il terrore dei bombardamenti, le atrocità a cui hanno dovuto assistere e gli inevitabili effetti a lungo termine della guerra. La loro è un’esistenza appesa a un filo, un equilibrio che può cambiare da un momento all’altro, che sia per l’esplosione di una bomba o per il proiettile di un cecchino.

“Il mio corpo ha lasciato la Siria, ma la mia anima è ancora là”, una frase pronunciata dalla madre della famiglia protagonista che racchiude il conflitto interiore del popolo siriano, scisso tra le radici ancorate in un paese che amano e rispettano e la necessità di lasciare quella realtà pericolosa per dare un futuro migliore e dignitoso a sé e ai propri figli. Watani: My Homeland, infatti, racconta anche della difficile e disperata quanto necessaria decisione presa dalla famiglia di abbandonare la il paese – “watani” in arabo – per entrare in Germania con lo status di profughi e iniziare una nuova vita, non priva di sofferenza e di senso di colpa. Se il passaggio dall’angoscia degli anni passati ad Aleppo e la pace della nuova vita in Germania è evidente, lo è altrettanto evidente che i fantasmi del passato continueranno a influenzare le loro vite per sempre.

Kevin Cella