Voto

6.5

I chimerici incantesimi delle Warpaint si colorano di ritmi ballabili, attenuati però da sonorità assopenti come la pacatezza degli incroci vocali e le lugubri chitarre post-punk (The Stall).

Questa band tutta al femminile si apre alle più recenti tendenze R&B, pur restando fedele ai suoni spettrali d’esordio. Con lo scorrere dei brani, però, il confine tra novità e consuetudine si fa sempre più labile: le Warpaint (soprattutto a partire da Don’t Let Go) tendono a virare verso un cupo e più pronunciato dream pop, arricchendo qua e là il sound di trasognanti riverberi e rumorismi. Fiore all’occhiello di questo intenso connubio di pacatezza e ballabilità è l’omonimo brano Heads Up: cori spettrali si insinuano tra i lenti tocchi di pianoforte d’inizio traccia, poco dopo spezzati dall’ingresso di una linea di basso dub e da una batteria dalla forte propulsione ritmica.

Sembra quasi che Heads Up abbia tutti gli elementi necessari per far breccia nel cuore degli ascoltatori, ma non ha il carisma sufficiente per risaltare sui precedenti lavori del gruppo e sembra addirittura destinato a vivere in eterno nell’ombra del precedente e più seducente Warpaint (2014).

Federica Romanò