Voto

7

Tre racconti che si intrecciano, mescolando esperienze di vita e punti di vista completamente diversi: questa è la premessa di Vulnerabili, il film di Gilles Bourdos presentato nella sezione Orizzonti a Venezia 74. Il lungometraggio riflette sulle complessità dei rapporti tra genitori e figli (tra padri e figlie, e tra madre e figlio), e su come i legami familiari possano collassare su sé stessi di fronte a situazioni delicate, dove non è sempre chiaro capire in che modo agire. Ma il regista vuole anche dimostrare come gli affetti che stringono una famiglia, anche disfunzionale, siano talmente forti da non spezzarsi mai del tutto.

La sceneggiatura dedica molto, troppo spazio alla storia della giovane Josephine (Alice Isaaz) e del suo matrimonio con Tomas (Vincent Rottiers), che diventa la vicenda principale della pellicola, relegando le storie di Vincent (Éric Elmosnino) e di Anthony (Damien Chapelle) sullo sfondo. Il racconto di Josephine è in effetti quello più tragico, potente e, dunque, coinvolgente. I protagonisti, Tomas ma soprattutto Josephine e suo padre Joseph (Grégory Gadebois), vengono messi a nudo di fronte alla camera per quello che sono: arrabbiati, spaventati, disperati, portando gradualmente allo scoperto il loro dramma intimo e familiare, senza edulcoranti né fronzoli. Il senso ultimo del film chiude a cerchio la narrazione, facendoci tornare con in mente la scena iniziale, che mostra due giovani sposini felici, confusi e ubriachi, ancora ignari che, oltre a questo, c’è un mondo oscuro ancora da svelare: la realtà non è sempre come ce l’aspettiamo o come la vorremmo.

Giulia Crippa