Voto

7.5

A distanza di sette anni Giorgio Diritti torna dietro alla macchina da presa immergendosi nuovamente nel mondo della comunità contadina che aveva contraddistinto i suoi due primi lungometraggi, questa volta per approfondire l’esitenza del pittore naïf più influente del panorama artistico italiano: Antonio Ligabue. Il film ne segue la vita dall’infanzia difficile in Svizzera fino al successo del secondo dopoguerra, attraverso un racconto che guarda da vicino il protagonista e soprattutto il mondo che lo circonda e che, come un riflesso, plasma la sua intera opera. Pur muovendosi nel campo del biopic, Diritti si concentra principalmente sui momenti del quotidiano, che si rivelano chiavi di lettura essenziali per comprendere un personaggio così insolito e sfuggente. Questa scelta funziona anche grazie alla solida interpretazione di Elio Germano (vincitore dell’Orso d’argento per il Migliore attore all’ultima Berlinale), che nonostante le sporadiche sbavature dovute a incertezze del copione, è stato capace non scivolare mai nella macchietta. Tuttavia l’attenzione riservata alla costruzione del protagonista non si mantiene anche per i personaggi secondari, utilizzati come meri meccanismi narrativi, privando diverse sequenze, concentrate nell’atto finale del film, del loro potenziale impatto emotivo.

Volevo nascondermi fa emergere come l’arte di Ligabue scaturisse da un contatto viscerale con il mondo naturale, ben lontano dalla visione contadina, fondata esclusivamente su una prospettiva utilitaristica. Questa profonda vicinanza viene espressa attraverso un virtuoso lavoro di regia e fotografia, fatto di sequenze in campo lungo in cui il protagonista risulta minuscolo rispetto all’imponenza della campagna. Nelle scene ambientate in manicomio, invece, il rapporto spaziale si ribalta e la regia posiziona la figura umana in uno scenario chiuso e privo di colori, in completa antitesi rispetto alla bellezza ideale immaginata da Ligabue. Il film procede seguendo i piccoli eventi della vita quotidiana dell’artista, analizzando non solo la crescita professionale e spirituale di un autore tormentato, ma anche i cambiamenti che intercorrono nel rapporto tra lui e i compaesani in seguito alla fama raggiunta.

Volevo Nascondermi è un’opera sentita ed emozionante, che riesce a svincolarsi dai limiti del genere del biopic tradizionale per raccontare la vita di uno degli artisti italiani più importanti del Novecento e, attraverso il suo sguardo, restituire il mondo contadino italiano ormai svanito completamente.

Davide Rui