Voto

8.5

“Lasciare il reale per entrare nel vero” scrive Capossela in Le loup garou, undicesima traccia del nuovo album Ballate per Uomini e Bestie. Settantasei minuti di musica per un viaggio di più di diciassette milioni di anni: da Uro, il bovino primordiale apparso nelle pitture rupestri di Lascaux, a La Peste, traslata in senso moderno come pretesto per un’analisi sulla viralità dei fenomeni contemporanei. Le molteplici dimensioni sonore rimangono legate all’attualità soltanto nello spazio della metafora, nella misura in cui si fanno mezzo per veicolare un messaggio politico ben preciso: il Medioevo è qui ed ora, e lo scarto con la società del progresso lo rende ancora più grottesco. Ecco che l’universo simbolico di Capossela si anima di bestie estinte, cavalieri erranti, fate e santi.

Le tessiture armoniche si fanno complesse e stratificate, a tratti esplosive come ne Il testamento del porco, in cui un maiale lascia in eredità tutte le proprie parti a un’umanità ingorda, o ne Il testamento di Sant’Antonio, che si serve del punk-folk per lanciare una denuncia sociale contro l’odio e la discriminazione dilaganti. Per farlo, Capossela si fregia di musicisti di altissimo livello: Teho Teardo, Alessandro Stefana, Vincenzo Vasi, Massimo Zamboni, Marc Ribot, Jim White, Georgos Xylouris e l’Orchestra Nazionale della Radio Bulgara. Non mancano le rivisitazioni di alcuni classici della letteratura, come per Ballata del carcere di Reading, una poesia di Oscar Wilde, o per Le Belle Dame sans Merci di John Keats.

Un disco politico, com’era da aspettarsi dopo la pubblicazione del singolo Il povero Cristo, in cui un Cristo incantato passeggia per il mondo incontrandone la miseria e le contraddizioni, per ritornare disilluso e amareggiato alla sua croce. Non c’è speranza per il genere umano, nessuna possibilità di redenzione, ridotto com’è a clientela di imperscrutabili padroni e servo di una realtà plasmata da miti di consumo e di arrivismo. “Lasciare il reale per entrare nel vero”, abbandonare la dimensione della contingenza e tornare a un rapporto prolifico tra uomo e natura, tra uomini ed altri uomini. Il visionario giullare vagabondo di stalle e porti ci consegna la sua testimonianza.

Pasquale Dipace