Sabato 24 febbraio abbiamo assistito all’anteprima italiana del documentario Viaje a los pueblos fumigados del regista argentino Fernando E. Solanas, presentato alla Berlinale del 2018. L’evento, organizzato dalla Cineteca di Bologna, ha attirato spettatori e giornalisti che non hanno perso l’occasione di partecipare anche al dibattito post-film con la presenza di Solanas. Una proiezione particolarmente cara alla Cineteca, che non è estranea a iniziative che riguardano l’ambiente e la società, sottolineando concretamente il nesso tra le due dimensioni. Già nel 2017, durante il G7 per l’ambiente, Piazza Maggiore, la più importante di Bologna, aveva ospitato proiezioni sull’argomento in stretta collaborazione con la Cineteca.

Viaje a los pueblos fumigados è l’ultimo capitolo di un ciclo di otto documentari che il regista ha realizzato per raccontare la nostra contemporaneità, in particolare quella in cui vive il popolo argentino. Solanas si concentra questa volta sui danni sanitari causati dalla fumigazione e dall’utilizzo intensivo di agrotossine nelle aree rurali interne dell’Argentina. Il cambiamento del sistema agricolo, imposto da grosse multinazionali come la Monsanto Company, ha comportato in pochi anni un disboscamento di zone occupate da nativi, a causa delle quali si sono trovati in meno di dieci anni senza casa e senza cibo. L’effetto che la fumigazione ha sugli alimenti e, di conseguenza, sulla salute delle persone è descritto dalle immagini raccolte dal cineasta argentino, talmente crude da impressionare gli spettatori in sala. Le interviste, le immagini e i racconti della popolazione colpita sono ulteriori prove dei danni gravissimi che le grandi aziende stanno facendo alla nazione sudamericana.  

Alla domanda in sala: “Quanto tempo ha impiegato per il ciclo degli otto film?” Solanas risponde: “Tanti anni. Durante la crisi del 2001-2002 in Argentina volevo fare un grande affresco sui problemi dello Stato, viaggiare lungo il Paese e raccogliere più dati possibili su ciò che i potenti stavano facendo ai miei concittadini più poveri […]. Ho capito subito, però, che sarebbe stato impossibile mettere insieme tutto ciò in un film, allora ho iniziato a dividere il materiale in tanti episodi dove assumo io stesso il ruolo di narratore”. Che sia Solanas la voice over di questo docufilm e dei precedenti non è un dettaglio banale: il regista si espone così non solo in quanto cineasta ormai affermato, ma anche come senatore del Parlamento argentino. Il suo lavoro di politico gli permette di sollecitare lo Stato a cercare una soluzione, anche se, citando lo stesso Solanas: “Esistono due tipi di Argentina, e cioè una ufficiale e una non ufficiale. Siccome la seconda Argentina non viene mai presa in considerazione, ho voluto dare voce anche a chi voce non ne ha”. 

Mattia Migliarino