Il classico immaginario borghese anni ’50, con tutta la sua rassicurante immobilità, diventa il palcoscenico di una terrificante storia dell’orrore. Questo è The Incredible Shrinking Man (1957) di Jack Arnold, distribuito in Italia con l’apocalittico titolo Radiazioni BX: distruzione uomo e ora di nuovo sul grande schermo a Venezia76 in versione restaurata per la sezione Classici. Partire da contesti quotidiani inserendovi elementi assurdi e fantastici per trasmettere un profondo senso di disagio è il tratto distintivo dello sceneggiatore, Richard Matheson; che si tratti di un’invasione aliena in cucina (Gli Invasori, episodio di Ai confini della realtà, 1961) o di un tir che si trasforma nell’incubo di un automobilista (Duel, 1971).

In The Incredible Shrinking Man tutto nasce da un oggetto più che ordinario: cosa succede se un uomo che indossa il suo solito cappello e lo scopre improvvisamente troppo grande per la sua testa? È da questa idea, ispirata da una vecchia commedia vista in televisione, che Matheson inizia a scrivere la storia di Scott Carey (Grant Williams), un rappresentante di commercio il cui corpo inizia inspiegabilmente a rimpicciolirsi mentre i suoi problemi aumentano proporzionalmente.

Proprio nel passaggio da una dimensione quotidiana a una completamente diversa si trova la chiave per svelare la falsità soggiacente alla borghesia americana nel pieno della sua età dell’oro: man mano che il suo corpo si riduce, Scott comincia a notare quanto la sua casa sia piccola e inospitale, tutt’altro rispetto all’ambiente caldo e accogliente che ha sempre percepito; il suo matrimonio si dimostra meno solido di quanto pensasse; mentre tavoli, sedie e ogni altro oggetto della sua vita quotidiana diventa troppo grande per poter essere utilizzato; persino quello che prima era l’amichevole gatto di famiglia inizia ad apparirgli come un pericoloso predatore.

Il film rivela così la metafora che rappresenta: la precarietà del controllo che l’uomo crede di avere sul mondo che lo circonda. E non sarebbe così efficace senza gli effetti speciali firmati Universal: attraverso l’uso dei trasparenti e un semplice gioco di prospettive un comune gatto d’appartamento diventa un’enorme bestia feroce; ma anche le enormi gocce di pioggia sono solo dei gavettoni creati usando dei preservativi pieni d’acqua. La fermezza dello stesso Arnold è stata decisiva per preservare l’atmosfera originale dello script di Matheson. Quando i vertici della Major gli chiedono di cambiare il finale, giudicato troppo cupo, inserendo una miracolosa cura che possa riportare Scott alla normalità, gli risponde con un elegante: “Dovete passare sul mio cadavere”.

Ma ciò non significa che il finale sia senza speranza. Ridotto a uno stato di natura, ormai conscio della futilità della sua vita precedente e in procinto di svanire completamente dal mondo che ha sempre conosciuto, Scott trova una nuova consapevolezza diventando un tutt’uno con quello che lo circonda, in un finale dal sapore mistico e quasi religioso.

Yes, smaller than the smallest, I meant something, too. To God, there is no zero. I still exist!

– Scott Carey

Francesco Cirica