Voto

7

La miscela di folk e blues moderno tipica di Valerie June si mantiene intatta nel suo nuovo lavoro The Order of Time, naturale e omogenea prosecuzione del precedente Pushin’ Against a Stone.

La cantautrice afroamericana (che stavolta si è avvalsa della produzione di Matt Martinelli, dopo la fortunata collaborazione con Dan Auerbach dei The Black Keys) realizza un disco di ottima fattura, dai suoni puliti e nettamente definiti, abbandonando quella leggera tendenza al raw sound che aveva caratterizzato – e, per alcuni, “macchiato” – la sua produzione iniziale.

La voce dal timbro unique – caldo e leggermente nasale – balla con grazia sulle dodici tracce dell’album, scaldando le atmosfere create dal massiccio utilizzo della chitarra acustica (inseparabile compagna della cantautrice del Tennesse) e dal sapiente tappeto di ottoni e sax, onnipresenti nel disco. Rivestono invece il ruolo di comparsa il banjo (colonna portante di Man Done Wrong) e gli archi (splendidi in With You), che spiccano in un disco dal sound omogeneo e avvolgente e dai testi à la Jack Kerouac, diretti ed evocativi.

The Order of Time è un album dinamico, che parte in maniera trascinante per poi rallentare e coccolare l’ascoltatore (The Front Door è probabilmente il pezzo più emotional) fino a portarlo, con la riuscitissima I Got Soul, a un finale aperto, energico e ispiratore, che lascia ben sperare in un roseo futuro.

Federico Bacci