Voto

5

Seconda prova di regia per Leigh Whannel– già sceneggiatore e produttore delle fortunate saghe horror di Saw e Insidious – Upgrade si distanzia in parte dal genere acquistando tinte sci-fi e thriller.

L’idea è semplice: in seguito a un’aggressione che ha causato la morte della moglie e la quasi totale paralisi del proprio corpo, il meccanico Grey Trace (Logan Marshall-Green) si fa impiantare un chip sperimentale in grado di riconnettere corpo e cervello e trasformarlo in un letale soldato “da sei milioni di dollari”. Altrettanto semplice sono svolgimento narrativo e messa in scena: a metà tra revenge movie e indagine poliziesca, il film scorre sullo schermo senza troppe sorprese né input granché originali.

Nel conflitto tra Gray e l’intelligenza artificiale che ora abita il suo corpo risiede l’unico valido tentativo di riflessione sulle problematiche e potenziali derive dell’ossessione tecnologica odierna che ormai tutti conosciamo fin troppo bene. Sulla scia dell’eterno scontro tra macchina – portatrice di un’efficienza potenziata e invincibile – e uomo – forte in virtù del proprio portato emotivo –  Grey porta avanti la propria battaglia contro STEM, il widget che nel frattempo ha acquisito coscienza e volontà propria, al grido di “ci sono alcune cose che gli uomini sanno fare meglio”. Uno scontro, questo, che vede tutti noi già interpellati e che, presto o tardi, sarà fatalmente impossibile da aggirare.

Giorgia Maestri

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