1. “Col presente da difendere non possiamo abbandonarci al passato.”

Tratta dal romanzo autobiografico di Deborah Feldman, Unorthodox: The Scandalous Rejection of My Hasidic Roots si afferma come una delle migliori serie TV attualmente su Netflix. Creata, prodotta e scritta da Anna Winger e Alexa Karolinski, oscilla tra la rivisitazione storica e la fiaba contemporanea per raccontare la storia di emancipazione femminile e libertà di una ragazza nata e cresciuta in una rigida comunità chassidica di Brooklyn, i cui confini sono strettamente determinati da quelli del quartiere. Girata in parte in yiddish e in parte in inglese, la narrazione alterna i flashback al presente di Etsy, messi a confronto da un montaggio alternato che sottolinea il paradosso di una vita ultra ortodossa in un mondo ultra moderno.

2. Se non io, chi? Se non ora, quando?

A Williamsburg vivono quasi 75 mila persone appartenenti alla comunità chassidica Satmar. La loro particolarità è quella di discendere direttamente da vittime dell’Olocausto; un passato che costituisce un pesante fardello di cui devono farsi carico. Etsy è intrappolata in questo contesto: deve districarsi con un matrimonio combinato e infelice, le è impedito di seguire lezioni di pianoforte e di cantare, non può essere altro che una madre. Ma è una ragazza di 19 anni che desidera esplorare se stessa, la propria sessualità, i propri interessi, trovando il suo spazio nel mondo. Quando fugge e arriva a Berlino, sembra una viaggiatrice nel tempo proveniente dall’inizio del ‘900, non solo per l’abbigliamento ma anche per i modi in cui si relaziona con gli altri, spesso causa di situazioni di disagio. L’espressività dell’attrice protagonista, Shira Haas, permette subito l’immedesimazione con Etsy, seguendo la sua lenta trasformazione, sia estetica che psicologia, fino alla presa di coscienza definitiva.   

3. Berlin Calling

Lo Shtreimel (il cappello di pelo indossato dagli uomini sposati), i Payot (i tipici boccoli) o le feste come lo Shabbat stridono tanto con la New York contemporanea quanto con la modernità vivace e colorata della capitale tedesca, con i suoi edifici degli anni ’70 e ’80. La fotografia insiste ulteriormente su questo contrasto e passa dal grigiore di Brooklyn alla luminosità di Berlino, conferendo alla storia un’atmosfera da spy story – considerando che Anna Winger è anche la creatrice di Deutschland 83 e Deutschland  86, c’era da aspettarselo.

4. Echt, genau e stimmt

Oltre a Etsy, anche i personaggi secondari sono psicologicamente ben delineati, instaurando una forte empatia con lo spettatore. Moishe, ad esempio, con i payot corti, lo smartphone, le sigarette e il vizio del gioco d’azzardo fa intendere che ha già assaporato il frutto proibito della modernità europea. Yanky, invece, palesa in ogni circostanza di essere un mammone. E poi i musicisti del conservatorio, ai quali bastano poche scene per raccontare i dettagli essenziali delle loro vite necessari a delinearne i caratteri. Inserita in questa cornice, Etsy prende forma anche attraverso l’interazione, contrastante o armonica, con gli altri personaggi.

5. An die Musik

In questo momento di quarantena, in cui ci sentiamo tutti costretti e meno liberi, il messaggio di Unorthodox arriva ancor più diretto ed efficace: una giovane donna prende coraggio e decide di autodeterminarsi, prendendo la difficile decisione di scappare dall’unico luogo che conosce ma in cui si sente soffocare per trovare rifugio in una città non solo sconosciuta, ma che è il luogo dove si è aperta la ferita insanabile della sua comunità. Paradossalmente, è qui che trova la libertà, è qui che riparte per costruire un nuovo presente.

Alessandro Foggetti