Voto

4

Tra le cose che affrontiamo nella vita di tutti i giorni, tantissime non resteranno impresse nella nostra memoria, situazioni passeggere o semplicemente poco interessanti. Uno di famiglia si candida a ricoprire il ruolo di protagonista tra le pellicole non memorabili degli ultimi anni. Sarebbe in effetti interessante stilare una sorta di catalogo di film anonimi, dimenticati dal pubblico perché poco incisivi.

La sceneggiatura – scritta dal regista del film, Alessio Maria Federici insieme ad Andrea Garello – si accontenta di costruire una drammaturgia scarna di originalità e freschezza. La prevedibilità regna infatti sovrana. La costruzione scenica segue idealmente il manuale di istruzioni per una commedia non ambiziosa, senza farsi mancare nulla: il racconto di una famiglia andranghetista stereotipata, un dialetto forzato e forzoso che risulta poco credibile, gag ormai inflazionate e attori poco incisivi ma legati al contesto.Qualcosa da salvare, però, c’è: gli unici ingredienti degni di nota in questo piatto insapore sono la regia, che costruisce movimenti di macchina capaci di dare carattere e valore alle scene, e la colonna sonora, un po’ spaghetti western e un po’ fiction, che cattura al meglio il contesto. Uno di famiglia si farà dimenticare presto, ma dopotutto non è un dramma.  

Fabrizio La Sorsa

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