Voto

5

In questi ultimi giorni gli occhi del mondo intero sono stati puntati sulla Casa Bianca: il vantaggio del candidato democratico Joe Biden è sempre stato netto, ma non era tale da rendere impossibile lo scenario di un secondo mandato Trump – molto improbabile, ma non impossibile. La super potenza statunitense – che per estensione, negli ultimi 100 anni, significa il mondo intero – si trovava a un bivio: risorgere in direzione liberale e democratica o ripiombare per altri 4 anni nel giogo demagogo e populista allestito negli ultimi anni da Donald Trump.

A poche settimane dall’inizio elezioni tanto cruciali, esce negli USA – proprio durante la Convention Repubblicana – #Unfit – La psicologia Donald Trump, il documentario che sarebbe dovuto uscire in sala il 22 ottobre ed è stato traslato sulla piattaforma streaming di Wanted. Firmato da Dan Partland, si propone di dimostrare scientificamente e  una volta per tutte perché Trump sia unfit, inadatto a ricoprire la carica di Presidente. Il produttore televisivo, già al centro di polemiche per la rappresentazione tendenziosa dei malati di malattie croniche veicolata dalla serie da lui prodotta nel 2018, Afflicted, confeziona così un’indagine sardonica sulla mente di Donlad The Trump. Chiama a raccolta professori di psicologia iper titolati per fare un quadro clinico della psiche Presidente, che in ultima analisi emerge come un “narcisista maligno”, affetto da paranoia, sadismo e patologica tendenza alle menzogne, pericolosissimo per il futuro degli Stati Uniti e del mondo intero.

Il problema è che chiunque avrebbe potuto rintracciare simili caratteristiche nei comportamenti del presidente e chiunque dotato di una basilare capacità logica può comprendere come le azioni intraprese dall’amministrazione Trump in campo economico, sanitario e di politica estera rappresentino un pericolo stringente. Con oltre tre anni di materiale e testimonianze a disposizione, infatti, Partland e la sua schiera di esperti avrebbero potuto scavare molto più a fondo, muoversi tra le ombre più nascoste della psicologia un uomo che per fermare l’immigrazione sceglie di separare le madri dai propri figli. Invece i super docenti chiamati a testimoniare – i cui titoli accademici in sovraimpressione suonano un po’ classisti: ancora una volta, non servono dottorati di ricerca ad Harvard per comprendere quanto folle e sconsiderato sia il comportamento di Trump – incastrano il Presidente nei contorni di una figura psicanalitica, il “narcisista maligno”, appunto.

Non solo, in uno slancio di superficialità e sconsideratezza storiografica, assimilano l’ascesa del populismo e del consenso verso Trump all’ascesa del Fascismo in Italia o del Nazismo in Germania. Indubbiamente Trump è un avatar della rabbia inespressa di una popolazione in crisi; certamente l’odierno successo del populismo è il risultato della prolungata incapacità della politica di ascoltare e di restare aderente ai bisogni della popolazione; ovviamente lo scontento popolare cieco ed esasperato può essere strumentalizzato e catturato dal carisma di un leader perverso come è accaduto in Europa negli anni ’20 e ’30, ma sbagliamo se identifichiamo Trump – al pari di Hitler e Mussolini – come i “villain da cartone animato” senza guardare alle ragioni storiche che li hanno resi ciò che sono diventati. E se guardiamo a quelle ragioni – che il documentario accenna appena – gli Stati Uniti del 2020 hanno poco a che fare con l’Europa del 1930.

Esistono meme più pungenti del documentario di Partland, e in un momento storico in cui l’urgenza era quellla di allontanare quanto prima l’ipotesi di altri 4 anni di presidenza Trump, sarebbe stato necessario fare meglio.

Giorgia Maestri