Voto

7

Dopo essersi aggiudicata nel 2015 l’Orso d’argento per la miglior regia con Corpi, Malgorzata Szumowska esce nuovamente premiata dalla Berlinale del 2018 con Un’altra vita – Mug.

La scelta di mettere a fuoco solo il centro dell’inquadratura fa sì che la fotografi guidi lo spettatore nell’orientarsi all’interno del film, nella desolazione di un piccolo paese polacco dove è in corso la costruzione di un gigantesco Cristo di pietra. A seguito di un terribile incidente durante i lavori, il giovane Jacek (Mateusz Kosciukiewicz), pieno di capelli e di sogni, subirà un trapianto di faccia che cambierà drasticamente l’atteggiamento di concittadini, famiglia e fidanzata nei suoi confronti. Personaggi che vengono caratterizzati esclusivamente attraverso le loro confessioni al prete locale, figura ambigua con un enorme potere sui paesani.

Se la sceneggiatura mira a suscitare l’empatia dello spettatore, mettendo in luce la fragilità dei rapporti umani, anche quelli più stretti, sembra però mancare qualcosa: puntando a costruire quadri ad alto impatto emotivo, il film non riesce a concentrarsi adeguatamente sullo sviluppo narrativo del racconto, in parte trascurandolo.

Clara Sutton