Voto

7.5

L’opera prima di Polonsky prende le forme di una strampalata commedia grottesca, che per la forte presenza di marijuana assume tinte da stoner comedy. Il rapporto che si crea tra Zooler (Tomer Kapon), giovane bamboccione dal cuore d’oro ed Eyal (Shai Avivi), cinquantenne deciso a voler fumare l’erba terapeutica un tempo acquistata per lenire i dolori del figlio, è ai limiti del paradossale.

La macchina da presa rimane astutamente lontana dai personaggi e lascia agli interpreti spazio d’azione; il risultato è uno stile leggero, capace di suscitare risa e strappare lacrime allo stesso tempo, che rompe i campi lunghi con intrusioni e primi piani solo per arricchire di pathos alcune sequenze. Il sottilissimo spunto di partenza, ai limiti della verosimiglianza, regge l’arco del lungometraggio e ritrova linfa in un montaggio che affastella scene ambientate in luoghi lontanissimi l’uno dall’altro nell’immaginario collettivo: spiagge, gattini e hospice. A intervalli regolari e ben regolati il tono da commedia lascia spazio a inserti malinconici e lacrimevoli, arrivando a contaminare e alleggerire persino il registro drammatico.

Unico neo della pellicola è la conclusione frettolosa e poco innovativa, arroccata nel registro ma incapace di fornire un punto di svolta.

Ambrogio Arienti