Voto

6

Il giovane e promettente Mike Lassiter, dopo aver confessato l’omicidio premeditato del padre, si rifiuta di collaborare con il suo avvocato difensore Richard Ramsay (Keanu Reeves) ed erige un muro insormontabile tra se stesso e la libertà. In mancanza di materiale su cui lavorare, il penalista può solo cercare di limitare i danni e salvarsi la faccia.

Contro ogni aspettativa, il regista Courtney Hunt fa leva proprio sull’impossibilità d’azione: l’impressione di inerzia, sapientemente riprodotta attraverso un intreccio povero del pathos e del vigore tipici dei legal thriller, è alimentata dalla mancanza di serrati botta e risposta tra accusa e difesa nell’aula del tribunale. Ad acuire l’assenza di dinamismo è infine il quanto mai apatico Reeves che, accusando colpi su colpi alla Muhammed Ali, affronta una sfida che pare già persa in partenza.

Se in un primo momento il contrasto tra tema trattato e scelte di regia cattura l’attenzione stupendo per l’originalità, la pellicola scade proprio all’apice della tensione, peccando di eccessivo buonismo e di ingenuità. La delusione, però, viene subito stemperata da un brillante colpo di scena a effetto che, oltre a risollevare il giudizio complessivo, appaga gli amanti dei giochi di prospettive e delle mezze (o doppie) verità.

Anna Magistrelli