Voto

8

Lente carrellate tra i corridoi di un supermercato all’ingrosso, luci al neon che illuminano gli scaffali e le prime note del Sul bel Danubio blu di Strauss che risuonano nell’aria. Questa la magnifica sequenza incipitaria di Un valzer tra gli scaffali di Thomas Stuber, presentato alla 68° edizione della Berlinale. A ballare il valzer sono il taciturno e impacciato Christian, neoassunto e con un passato turbolento alle spalle, e Marion (Sandra Hüller), la vivace addetta del settore dolciario che gli fa perdere la testa.

La fredda impersonalità di questo supermercato della provincia tedesca è qui combattuta e vinta da una fotografia satura, capace di scaldare i suoi corridoi, e da una colonna sonora morbida – a tratti surreale – fatta non solo di valzer e ballate ma anche del suono delle onde del mare, che accompagna le sequenze più intime del film.

I grandi occhi scuri di Christian (Franz Rogowski, che abbiamo visto da poco ne La donna dello scrittore), i muletti che sfrecciano tra le corsie, gli alimenti scaduti da smaltire e mangiucchiare di nascosto, le chiacchiere alla macchinetta del caffè e le sigarette fumate di nascosto in bagno. Sopra a tutto governano ordine e precisione. I gesti ripetitivi con cui Christian indossa la divisa giorno dopo giorno, nascondendo i tatuaggi con le lunghe maniche e appuntandosi il cartellino sulla tasca superiore del camice scandiscono il tempo e lo introducono in quello spazio altro, un non-luogo in cui è perso ogni riferimento temporale. Come commenta la voice over di Christian, al termine del proprio turno è come se gli impiegati smettessero di esistere, immobili fino al turno successivo.

Dentro alla fabbrica ognuno di loro ha un ruolo, una posizione nella gerarchia aziendale e una rete di rapporti con i colleghi; fuori sono tutti soli, sperduti in esistenze allo sbando. Dentro Bruno è l’affabile caporeparto del settore bevande, fuori è un uomo depresso e alcolista; dentro Marion è una donna simpatica affascinante, fuori è una moglie frustrata e infelice. Nemmeno Christian sfugge a un simile dualismo, ma lo combatte cercando qualcosa in più dalla relazione con i colleghi. Osservando la casa di Bruno, scopre di più sul mentore che l’ha formato; infiltrandosi nella casa di Marion, indaga la sfera privata della collega che ama. Cerca un contatto autentico, privato, fatto più di sguardi e gesti che di parole.

Giorgia Maestri