Voto

6.5

La storia è quella di Théo (Maleaume Paquin), un ragazzino molto maturo per la sua età, che stravede per il proprio papà ed è anche un enfant prodige calcistico che attira l’attenzione di un talent scout della celebre scuola di calcio inglese dell’Arsenal. Ma la storia è anche quella di suo padre Laurent (François Damiens), alcolista, disoccupato e divorziato che trova la sua unica ragione di esistere nel fare da spettatore alle partite di Théo. Dopo essere stato scartato dalla scuola di calcio perché troppo basso, capisce che mentire e dire di essere entrato potrebbe essere l’unico modo per convincerlo a smettere di bere e a mettersi in sesto per poterlo accompagnare a Londra da “vincitore”.     

Come già avevano fatto lungometraggi quali Jimmy Grimble (John Hay, 2001), Sognando Beckham (Gurinder Chadha, 2002) e Goal! (Danny Cannon, 2005), il film di Julien Rappeneau utilizza il sogno e l’ambizione calcistica come sfondo per raccontare con un tono leggero e ironico una storia intima e cupa, fatta di drammi familiari e lavorativi. Le difficoltà della vita costringono infatti il piccolo Théo a diventare lui il padre del proprio padre, traghettando il film verso una comicità paradossale, tanto nei dialoghi quanto nelle vicende. L’insieme dei vari antagonisti, come l’allenatore, l’amico nerd, la madre e l’assistente sociale, ciascuno con la sua caratterizzazione ben definita, restituisce tuttavia un quadro credibile ma poco brillante, che rimane al sicuro nella sua comfort zone senza mai uscire dalle linee guida della commedia per famiglie.

Alessandro Foggetti