Voto

6.5

Diviso tra scene di sottile umorismo e momenti di tiepida banalità, Un re allo sbando è una pellicola altalenante, in bilico tra un contesto surreale che tuttalpiù funziona e il radicamento alla realtà socio-politica di Paesi instabili come i Balcani e la Turchia. Sono proprio questi i luoghi attraverso i quali si svolge il viaggio rocambolesco e strampalato del re del Belgio Nicolas III (Peter van den Begin) insieme al suo entourage. Nonostante alcuni guizzi brillanti, si tratta di figure a tratti macchiettistiche e compassate, a eccezione di Duncan Lloyd (Peter van der Houwen), il regista dell’impianto metacinematografico che si ritrova a documentare un’impresa altrimenti incredibile.

La regia trascende le regole classiche hollywoodiane e colora con originalità il registro del mockumentary: la totale assenza di campo-controcampo e la camera a mano lasciano spazio a al gioco metacinematografico, che si anima tra inquadrature impeccabili e altre volutamente grezze e abbozzate.

Un road movie sprecato: il viaggio con ogni mezzo attraverso i Balcani alla volta del Belgio cade vittima di uno sviluppo poco coraggioso e dai fili narrativi mal orchestrati, che finiscono per indebolire o paludare il ritmo della pellicola, a tratti macchinosa. I momenti di umoristico permettono in sottotraccia una seria riflessione sull’attualissimo concetto di frontiera e sulla problematicità del concetto di Unione Europea, ma vengono troppo spesso appannati da risate gratuite o attenuazioni sull’argomento.

Ambrogio Arienti e Benedetta Pini