Voto

5

Parole sussurrate, sguardi misteriosi e una locandina giocata su chiaroscuri: se si guardasse al materiale promozionale di Un piccolo favore, ci si aspetterebbe un torbido thriller alla L’amore bugiardo – Gone Girl. E infatti gli ingredienti ci sono tutti: due donne così diverse, la puritana Anna Kendrick e la spregiudicata Blake Lively, incrociano i loro cammini per via di uno scambio d’identità i cui risvolti divengono sempre più inquietanti e pericolosi.

Di fatto, si tratta di un prodotto ben diverso. I ricchi sobborghi di New York in cui la vicenda è ambientata sono esageratamente illuminati da una fotografia saturata e i personaggi sono sopra le righe, resi da interpretazioni esagerate, al limite della “macchietta”. L’impressione è quella di trovarsi di fronte a una versione patinata del classico film per la televisione su crimini e misteri, con trame trite, colpi di scena noiosi e massicce dosi di dialoghi pedanti.

L’accumulo di svolte al limite del credibile, così come l’andamento sempre eccessivo, vengono controbilanciati da meccanismi narrativi molto meno banali di quanto possano sembrare, come i falsi flashback, che mostrano immagini in antitesi rispetto a ciò che i personaggi stanno raccontando. Così, mentre la trama ambisce a prendere in giro David Fincher e colleghi, il tono da commedia lascia emergere sottotraccia il marcio di quel mondo solo apparentemente perfetto in cui vivono le protagoniste, dove mamme senza un capello fuori posto né pietà si pugnalano con il sorriso per accaparrarsi la vita, il denaro e lo status sociale che hanno sempre desiderato.

Francesco Cirica