Voto

5

Firma di numerose sceneggiature italiane (Gomorra, Il Racconto dei Racconti, Benvenuti al Sud), Massimo Gaudioso scrive e dirige Un paese quasi perfetto, pellicola che segue il recente filone “meridionalista” della commedia italiana, rispettandone gli stereotipi e i luoghi comuni: un borgo sperduto sull’Appennino della Basilicata, un gruppo di meridionali sempliciotti e un chirurgo estetico in carriera che rappresenta l’unica possibilità di riscatto del paesello. Riuscirà questo branco strampalato a farla franca?

Privo di severità sulla discutibilità morale delle menzogne escogitate dagli abitati del paesello per salvarsi, il film colpisce soprattutto per l’ottica ottimistica e solidale di una comunità disposta anche a giocare sporco per non perdere il lavoro, ovvero l’attività che più nobilita e rende degno l’uomo. Il chirurgo estetico, che idealmente richiama ciò che è falso e artificiale, è in realtà l’unico personaggio “vero”, non costruito, a differenza degli abitanti e del paese, costretti a indossare una maschera per sopravvivere.

Scrittura e recitazione, però, risultano talvolta forzate e scontate, così come il gioco sugli stereotipi, spesso artificioso e banale. Non mancano l’ironia e la comicità, ma raramente risultano autentiche e di effetto.

Un paese quasi perfetto è una commedia apparentemente leggera; è la storia popolare e universale di un paese che vive la scarsità di lavoro come un’umiliazione e che vuole risollevare e migliorare la propria sorte: un luogo ideale in cui ritrovare i valori autentici, quelli di una volta, è ancora possibile.

Vittoria Leardini