Voto

6

Un mercoledì di maggio si inserisce nel filone realistico tipico del cinema iraniano moderno, che si rivolge soprattutto ai Paesi stranieri per denunciare l’incapacità dell’Iran di trovare un equilibrio tra i principi autoritari di politica interna e una pretesa di modernità, forse inadeguata. Il film mostra le difficoltà quotidiane dei cittadini iraniani attraverso le storie private di tre differenti personaggi, che si intersecano in una narrazione ordinata solo cronologicamente e dallo stile di regia un po’ goffo ma avvincente.

La storia si concentra con particolare intensità sulla condizione femminile, ancora molto problematica nonostante le leggi progressiste promosse dal governo nel 2013, e su quelli che, in apparenza sembrano rari abusi della polizia, si dimostrano essere la normale condotta delle forze dell’ordine, cieche di fronte alla tragica realtà intorno a loro.

Vahid Jalilvand riesce così a dar vita a un film realistico e coinvolgente, sebbene alcune soluzioni stilistiche si dimostrino forse troppo semplicistiche, come la scelta di privilegiare le inquadrature a figura intera, spesso incapaci di cogliere fino in fondo l’intimità delle interazioni dei personaggi. Nota di merito al cast, semplicemente sorprendente nel mostrare il dolore e le speranze troppe volte deluse dei propri connazionali e la loro tragica condizione.

Caterina Polezzo