Voto

8

“New York è così, o sei qui, o non lo sei”, “Non puoi raggiungere un altro livello di ansia, ostilità o paranoia come a New York” dice il giovane studente universitario Gatsby Welles (Timothée Chalamet) sotto la pioggia scrosciante di una New York autunnale. Variazione jazz sul fascino della Grande Mela, l’ultimo film di Woody Allen è una commedia ineffabile che omaggia la commedia romantica americana degli anni ’40 e il fascino raffinato della città che non dorme mai.

Gatsby e Ashleigh (Elle Fanning) sono una coppia di universitari, sono innamorati ma non troppo convinti, lui è di Manhattan, lei è di Tucson, Arizona. Finalmente arriva l’occasione per Gatsby di portare Ashleigh a New York, la città in cui è nato e cresciuto, dove hanno in programma di trascorrere un weekend idilliaco, pianificato al secondo da Gatsby. Ma non appena mettono piede in città, va tutto in rotoli, e quello che doveva essere un fine settimana da sogno si trasforma in una serie di incontri assurdi e avventure bizzarre che li terrà separati per tutto il tempo. Come l’omonimo protagonista del romanzo di F. Scott Fitzgerald, Gatsby è un ragazzo d’altri tempi: viene da una famiglia dell’élite newyorkese, non ha la percezione del denaro, preferisce i film classici hollywoodiani e la musica di Gershwin a qualsiasi opera contemporanea, ama la vecchia musica, le sue vecchie cose, i giorni uggiosi. Se Gatsby ha un’aura nostalgica e romantica, dovuta anche a una personalità complessa e difficile da decifrare, Ashleigh viene descritta come una ragazza ingenua e solare che ama le belle giornate e vivere senza pensieri, è una “graziosa ragazza di provincia”, intelligente e bene educata ma non è brillante – a insinuare che non è come chi è cresciuto a New York.

Proprio come con la Parigi di Midnight in Paris e la Roma di To Rome With Love, Woody Allen dedica – di nuovo – a New York un poema d’amore sul suo caos e le sorprese che serba, un affresco in cui la metropoli appare come un luogo magico regolato da leggi e ritmi propri, che poi sono gli stessi ad animare il film. A fare da contraltare il tutt’altro che idilliaco ritratto del mondo del cinema, popolato da personaggi volgari e gretti. E poi c’è Chan (Selena Gomez), una ragazza sveglia e sarcastica, che sa osservare e flirtare con spontanea audacia. Conosce Gatsby per caso e continueranno a incontrarsi per la città finendo col trascorrere, di fatto, la giornata insieme.

Il film si regge interamente su una sceneggiatura fatta di montaggi alternati e situazioni parallele che si incastrano alla perfezione tra gli edifici e le strade di New York, a tratti plastificata e glamour (quella che insegue Aslegih), a tratti autentica (quelladi Gatsby). Timothée Chalamet rappresenta per Woody Allen quello che prima di lui furono Jason Biggs in Anything Else, Jesse Eisenberg in Café Society To Rome with Love, Cate Blanchett in Blue Jasmine e Owen Wilson in Midnight in Paris: un alter ego in cui riversare una parte della propria personalità, quella più impertinente, sinceramente innamorata del potere dell’ironia. Anche Ashleigh è una sognatrice, ma di quelle estasiate dal mondo delle apparenze, della finzione, proprio come Cristina Ricci in Anything Else e Juliette Lewis in Mariti e mogli.

Un giorno di pioggia a New York è un film che parla di identità e di ricerca, ancora prima che di relazioni sentimentali. Quello di Gatsby è il problema più banale: non conosce ancora se stesso, né la sua famiglia. La personalità di Ashleigh è ancora sciatta e indefinita: quando incontra un attore sex symbol di Hollywood (Diego Luna) è così stordita dalla sua fama da dimenticarsi addirittura il proprio nome. Lo sceneggiatore Davidoff vive nell’ombra del regista Roland Pollard, che a sua volta ha perso il contatto con il suo animo creativo. Infine il divo Vega è frustrato nella vita e nel lavoro, condannato a interpretare sempre lo stesso ruolo. In questa ricerca disperata della propria identità, c’è un bisogno che accomuna tutti i personaggi: quello di essere notati dagli altri. Gatsby vorrebbe che sua madre lo accettasse per quello che è veramente, Chan ha sofferto per non essere stata notata per anni da Gatsby e ora si vuole rifare, Vega all’inizio indossa una maschera e Ashleigh non lo riconosce, Ashleigh vuole sfondare come giornalista e la madre di Gatsby decide che è arrivato il momento di mostrarsi al figlio per quello che è. “I personaggi del film hanno bisogno che gli altri riescano a vederli oltre la loro apparenza fisica, per quello che hanno dentro”, spiega Allen.

Vittorio Storaro ha lavorato con la fotografia per dipingere i volti dei personaggi nell’oscurità, colorandoli di luce dorata nei momenti di spensierata felicità e adombrandoli di tinte fredde nei passaggi malinconici, assecondando l’ambiguità che regola i rapporti tra i protagonisti e sottolineando le diverse caratterizzazioni dei personaggi e le varie sfumature della città. Con Un giorno di pioggia a New York Woody Allen ha preso la struttura delle commedie classiche hollywoodiane e ne ha fatto una sua personale versione: più ottimista del solito, Woody Allen ha ritrovato una verve ispirata e cinica che sembrava aver perso da tempo.

Anna Pennella