Voto

4

Avete mai pensato al matrimonio come un appuntamento al buio? La regista israeliana Rama Burshtein racconta il timore comune a numerose donne di rimanere zitelle, accompagnato dal desiderio di sposarsi a ogni costo. Il matrimonio e la sicurezza di avere un uomo accanto vengono così presentati come unici rimedi alla solitudine, nonché come farmakon contro le ingiustizie a cui donna è spesso sottoposta: “Voglio essere rispettata, voglio essere rispettata perché ho un uomo”, afferma la protagonista. 

Ma non è tutto. Con sfrenato sentimentalismo, quasi contrastante con i toni asciutti che dominano la pellicola, fatta di dialoghi scarni e silenzi eloquenti, la protagonista affida a Dio il compito di trovarle un marito – non un uomo qualsiasi, ma “l’uomo della sua vita” – entro l’ottava notte di Hannukah. Il film finisce così per restituire un’immagine irreale e pretenziosa di un Dio burattinaio, la cui bontà viene ridotta alla capacità di esaudire letteralmente i desideri umani a prescindere dalla loro rilevanza.

Federica Romanò