Voto

7

C’è un filo che connette il cantautorato italiano contemporaneo da I Cani a Calcutta fino a Liberato, passando per Calcutta: orecchiabilità e focus su temi comuni, quotidiani, elevati a manifesto di una generazione. Francesco Lettieri ha determinato la cifra estetica di Bomba Dischi, una delle etichette di riferimento dell’indie italiano, e negli ultimi anni ha dato un’immagine all’artista senza volto più noto della scena, Liberato. Ora il videomaker arriva al cinema con un film scritto e diretto da lui, e si porta dietro tutte quelle caratteristiche che l’hanno reso riconoscibile nel mondo dei videoclip. Ultras, co-prodotto da Mediaset e Netflix, è la summa dei lavori di Lettieri: riprendendo le ambientazioni partenopee, il desiderio di stare “in miezz’ a via” e le musiche degli artisti con cui ha già collaborato in passato – il brano principale della colonna sonora, We come from Napoli, è infatti firmato da Liberato -, Ultras ripropone lo stesso sguardo estetizzante, gli stessi scorci e le stesse inquadrature di spalle.

Le riprese col drone guidano lo sguardo dello spettatore dai campi lunghissimi sul Golfo alla realtà in cui i personaggi lottano e vivono ogni giorno, immergendovisi con una prossimità fisica che è il vero punto di forza del film. Se infatti la sceneggiatura, firmata da Lettieri e Peppe Fiore, è il tipico racconto di un uomo che non riesce a fuggire dal proprio passato, a fare la differenza è lo sguardo: la fotografia patinata, luminosa ed estetizzante restituisce una storia dal taglio documentaristico, che arriva direttamente dalle strade di Napoli, mettendo in scena i riti, i discorsi e i volti del mondo degli Ultras della città con uno sguardo partecipe che non assolve né condanna, ma si limita a raccontarlo in tutta la sua umanità. Nonostante siano le giornate di campionato a scandire il racconto, il campo non si vede mai, perché allo stadio gli Ultras sono rivolti verso la curva e non verso i giocatori. Uomini che vivono per una partita, che lottano e fanno a pugni per uno striscione. Di fronte a loro la regia fa un passo indietro, lasciando che la realtà si srotoli da sé.

Francesco Cirica