Voto

5

Come rivela il titolo stesso dell’album, Heavy Light è un lavoro che unisce i due poli antitetici della leggerezza e della pesantezza. Meghan Remy conduce così l’ascoltatore in un viaggio senza meta prestabilita, dove le direzioni e le destinazioni cambiano continuamente, seguendo il flusso di un disco che non procede in linea retta né sembra seguire un disegno di fondo: la discontinuità è la sua cifra stilistica, tanto nel sound quanto nella scrittura, mentre il cantato sussurrato, ovattato e sensuale è forse l’unico tratto costante che lega i brani.

Le due tracce di apertura, i singoli 4 American Dollars e Overtime, presentano un ritmo sostenuto e trattano i tipici temi del mondo adulto, come l’angoscia per il denaro e la trappola dell’alcolismo. Ma già dal terzo brano IOU il disco catapulta l’ascoltatore in un mondo totalmente diverso e più fresco, fatto di sonorità musical dagli inserti corali. Superata la metà,  il senso di marcia viene nuovamente invertito con l’ingresso inaspettato del sound latino-americano di And Yet It Moves / Y Se Mueve; un movimento che dura solo una traccia per lasciare subito spazio ai lenti nostalgici di Denise, Don’t Wait Woodstock ‘99. Fanno da contrappunto ai testi che aprono l’LP tre intermezzi di recitato ispirati al mondo dell’infanzia e dell’adolescenza, che interrompono nuovamente la sequenza musicale senza tuttavia riuscire a darle una scansione in veri e propri capitoli riconoscibili.

Con Heavy Light U.S. Girls ha affrontato una prova difficile: presentare un nuovo lavoro avendo alle spalle un disco parecchio acclamato dalla critica come In a Poem Unlimited, che aveva alzato, forse di troppo, l’asticella. L’artista non è riuscita pienamente a soddisfare le aspettative. Sebbene molte tracce risultino piacevoli all’ascolto, l’album nel complesso non riesce a convincere tutti, ma questo non è necessariamente un male per un’artista orgogliosamente indie: piuttosto che piacere a un pubblico ampio, Meghan Remy sceglie di abbandonarsi a un trip onirico e interiore all’insegna della sperimentazione.

Mariachiara Silleni