Voto

8

Dall’esordio con Goblin ad oggi, tutte le uscite di Tyler, The Creator non hanno fatto che confermare ciclicamente la sua abilità di produttore, songwriter e rapper partendo da un assioma: smontare completamente quanto fatto in precedenza, mantenendo centrale però quell’instabilità emotiva che è diventata la sua cifra stilistica più riconoscibile. Di Igor, il miglior album rap del 2020 per i Grammy Awards, rimane l’anima impressionista che trova una nuova forma per manifestarsi e arricchire la sua discografia di un capitolo entusiasmante e complesso. Call Me If You Get Lost è infatti un disco “hosted by” DJ Drama, figura mitologica per il rap americano che nei primi Duemila ha segnato la golden era dei mixtape lavorando a progetti come The Dedication di Lil Wayne e DreamChasers di Meek Mill.

Così lo spartito del mixtape permea tutto il disco, aumentando esponenzialmente la possibilità per Tyler, The Creator di sperimentare con il suo talento inserendo sequenze di puro freestyle, motivi crooning e riflessioni sui tempi in cui viviamo: in Manifesto l’autore si interroga ad esempio sull’utilità dell’attivismo da social network, anche se fatto per sostenere il movimento Black Lives Matter (“Hit some protest up, retweeted positive messages/Donated some funds then I went and copped me a necklace/I’m probably a coon, and your standard’s based on this evidence/Am I doin’ enough or not doin’ enough?”). Così come in passato, a un certo punto di CMIYGL emerge tutta la sfera personale di Tyler, The Creator, che aggiunge nuovi spunti sul suo percorso: in Massa il rapper condivide alcuni momenti riguardante il rapporto con la madre, la loro vita insieme, virando poi in modo estremo sull’impossibilità di intrattenere un rapporto di amicizia dopo un amore ormai finito. Lasciandoci ancora una volta in sospeso, sempre nel bel mezzo di Massa, con un passaggio che apre a mille intepretazioni: “Everyone I ever loved had to be loved in the shadows.”

Matteo Squillace