Voto

8

Ty Segall è il melting-pot risultante dai suoi numerosissimi progetti e collaborazioni, un camaleonte che sperimenta svariati generi (glam rock, garage, psych rock, punk e blues, per dirne alcuni) senza risultare mai fuori luogo, un’artista instancabile che sembra non riuscire a prendersi una pausa dalla musica.

Il suo ultimo lavoro, Ty Segall, è un compendio delle sue esperienze e, ascoltandolo, ci si rende subito conto che questo artista è un rocker ma è anche un cantautore circondato da un’attitudine punk: un ossimoro irresistibile. Questo nono lavoro in studio è ancora più maturo, concreto e consapevole dei precedenti: Ty Segall si allontana dalla freddezza di Emotional Mugger (2015) e riesce a recuperare l’immediatezza delle prime esperienze dell’artista affidandosi alla produzione accurata di Steve Albini e alla presenza di una vera e propria band in sede di registrazione. È impossibile non ritrovare nell’album richiami ai T-Rex (di cui Ty Segall ha registrato un intero album di cover), evidentissimi soprattutto nella traccia di apertura (Break a Guitar), e non mancano le virate verso la psichedelia e le tinte pop tipicamente beatlesiane. In tutto questo calderone, che non rappresenta un azzardato minestrone stilistico ma una calibrata miscela, c’è spazio anche per la tenerissima Orange Colour Girl, dedicata alla sua ragazza.

In un periodo dominato dalla Black Music e dai revival nostalgici, Ty Segall è l’appiglio al quale aggrapparsi per ricordarsi dell’incredibile forza, naturalezza e ruvidità del glam, del garage e, in generale, del rock.

Eleonora Orrù