Voto

6.5

Succede di essere sommersi, calpestati dai ricordi, a volte a tal punto da sentirsi sovrastati, impossibilitati ad andare avanti. Quelli di Claire Darling (una Catherine Deneuve dai capelli color argento e dalla bellezza immutata), che va incontro alla vecchiaia, sono tutti ambientati a Verderonne, un piccolo paese a nord di Parigi, nella sua casa che è come un’opera d’arte: piena di quadri, fotografie, mobili e gingilli di ogni genere. Sola, schiacciata dagli ingranaggi della vita, una mattina apre gli occhi sicura – o desiderosa? – che sia per l’ultima volta. E così, Claire inizia a svuotare la casa di tutto ciò che la riempie da sempre, di quello che è rimasto mentre tutti gli altri sono andati via, di tutto ciò che ha resistito allo scorrere del tempo. Il suo giardino diventa un mercatino dell’antiquariato: svende ogni cosa e, con un taglio netto, castra le emozioni e butta via quel che è stato e che non tornerà più. Forse. Ma che cos’è una casa senza oggetti? Nient’altro che un contenitore.

La sua è una memoria a intermittenza ma lineare. Che sia pazzia, cosciente alienazione o malattia, poco importa. Con Tutti i ricordi di Claire – tratto dal romanzo di Lynda Rutledge Il cassetto dei ricordi segreti – si entra nei più contorti meccanismi della mente umana: è lì che la regista Julie Bertuccelli trascina lo spettatore attraverso un gioco di luci e ombre, di continui flashback, secondo una costante sovrapposizione tra passato e presente, epoche e personaggi. In questo miscuglio compulsivo appare dopo una lunga assenza Marie (Chiara Mastroianni), la figlia di Claire, suo contrario e suo doppio, che porta a galla un substrato familiare ferito dal lutto, tra sensi di colpa e non detto. La camera da presa si insinua in una crepa profonda, immersa in un’atmosfera rarefatta, indagando i rapporti e i sentimenti tra le due donne, passando attraverso quella prova di sopravvivenza che solo la perdita può essere. “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”: il paradosso gattopardiano insegna come salvarsi da una crisi, quando non c’è altro modo per riemergere dal dolore.

Serve davvero, allora, svuotare una casa per disfarsi dei ricordi, togliere valore al passato, liberarsi dei propri fantasmi e ricominciare? Il realismo onirico reso da Bertuccelli non è un meccanismo impeccabile, ma è capace di cogliere quelle sfumature del pensiero che investono chiunque e confluiscono in un dualismo reiterato che agisce per opposizione – giovinezza e vecchiaia, gioia e dolore, vita e morte, prima e dopo – replicando l’alternanza dei momenti che riempie l’esistenza.
“Per richiudere un vuoto / mettici la cosa che lo ha aperto – / A otturarlo / con altro – si spalanca – / Non puoi saldare un abisso / con l’aria”, scriveva Emily Dickinson. Ecco che in Tutti i ricordi di Claire gli oggetti si fanno testimoni del disagio esistenziale della protagonista, invadono lo spazio, fino a un cortocircuito: un’esplosione liberatoria che cura ogni ferita.

Silvia Lamia