“Non dimenticare: due cose non conoscono limiti, la femminilità e i modi di abusarne.”
Jeanne Moreau, Nikita

Raffinate, vulnerabili e spietate, le protagoniste di Besson sono donne allo sbando e ai margini della società, mosse da un forte desiderio di riscatto. A partire dal suo primo grande successo, Nikita (Francia/Italia, 1990), il regista francese si è sempre interessato al tema della rieducazione della donna e, in quanto autore di action movie, nella sua personale visione la riabilitazione non può che passare dalla violenza. L’emancipazione della donna avviene sempre attraverso un processo doloroso, di confronto con i propri fantasmi; un passaggio necessario affinché le protagoniste riscoprano la propria identità. Molti suoi lungometraggi contemplano inoltre la presenza di un personaggio-Pigmalione, specchio dello stesso regista, che si occupa di insegnare un mestiere alla protagonista e di guidarla alla riscoperta della propria femminilità.

Antieroine per definizione, che si trovino in un tubino nero con una Desert Eagle in mano o che giochino alla roulette russa, le donne di Besson sono riuscite a riscrivere il genere dell’action movie. Questo grazie all’occhio del cineasta francese, che indugia sulle espressioni e sui volti delle protagoniste per mettere in risalto i loro diversi stati d’animo, costantemente divise tra momenti di estrema lucidità e momenti di crollo emotivo.

Nikita fu il film che consacrò Besson come uno dei più grandi registi contemporanei. Protagonista della pellicola è un nuovo archetipo femminile, che tornerà in molti suoi lavori: tossicodipendente e omicida, Nikita è una ragazza che ha perso tutto, anche la propria umanità. Il ruolo del Pigmalione viene rivestito da Bob (Tchéky Karyo, uno degli attori feticcio di Besson insieme a Jean Renò), che insegna alla protagonista il mestiere del sicario e si occupa di restituirle la femminilità perduta – questo grazie all’intervento di una splendida Jeanne Moreau, che interpreta il ruolo dell’insegnante di galateo. Il film divenne immediatamente un cult, soprattutto grazie alla performance di Anne Parillaud (ai tempi compagna del regista), che oltre a vincere un Premio César riscrisse il canone femminile nei film d’azione.

In Léon (Francia, 1994) non è la droga ma una famiglia distrutta il trauma che cela la protagonista, interpretata da una Natalie Portman appena quattordicenne. Nonostante la giovanissima età, l’attrice interpreta il ruolo di una lolita che per superare il massacro della propria famiglia decide di imparare da Léon (Jean Renò), il suo vicino di casa, a “fare le pulizie”, ovvero uccidere. I problemi affettivi del sicario verranno risolti proprio dall’incontro con la giovane ragazza, dietro il cui viso innocente si nasconde una profonda disperazione e una naturale predisposizione al ruolo di femme fatale che gradualmente si manifesta durante il film. Una curiosità: le numerose avance che Natalie Portman ricevette dopo questo film condizioneranno molto la sua scelta dei ruoli da interpretare negli anni seguenti.

Colossale opera fantasy del regista, tuttora uno dei film con il più alto budget di sempre, Il quinto elemento (Francia/Stati Uniti d’America, 1997) fu un enorme successo di pubblico. Questo lungometraggio segna anche il debutto di Milla Jovovich, futura moglie di Besson. Attrice con un passato da modella, la Jovovich interpreta una donna sexy e mascolina, ma vulnerabile e allo stesso tempo micidiale; tutti caratteri tipici del cinema di Besson. In questo block buster dalle tinte fumettistiche, il ruolo della donna emancipata viene messo in secondo piano per dare risalto alla trama – non troppo originale –, che ammicca ai classici del genere come Blade Runner (Ridley Scott, USA 1982) e Stargate (Roland Emmerich, USA 1994). Sempre con la Jovovich Besson produsse in seguito Giovanna D’Arco (Francia, 1999), un film storico sull’eroina francese che però non riscosse lo stesso successo al botteghino.

Sia in veste di sceneggiatore che in quella di produttore, Besson diede ancora spazio alle proprie donne, talvolta allontanandosi anche molto dai propri modelli, come con Bandidas (Joachim Rønning e Espen Sandberg, Francia/Messico/USA 2006), film-celebrazione delle due dive spagnole Penelope Cruz e Salma Hayek. Mentre con Colombiana (Olivier Megaton, Francia 2011) Besson assegna al personaggio di Zoe Saldana un ruolo più vicina al canone di Nikita. Infine Lucy (Francia, 2014), un film di fantascienza che cerca di ammiccare ad alcuni modelli precedenti del cinema dello stesso Besson, ma finisce per risultare scontato fin dalle prime sequenze.

Per l’estate del 2017 è prevista l’uscita di Valerian e la città dei mille pianeti (Francia, 2017), film in cui la protagonista sarà interpretata da Cara Delevigne, ragazza-simbolo, anche al di fuori del mondo del cinema, di un nuovo tipo di donna indipendente e unisex, sia negli atteggiamenti che nelle forme. Staremo a vedere se la sua attitudine sarà compatibile con il personaggio assegnatole da Besson o se verrà rilegata a un semplice ruolo di comprimaria. 

Elia Altoni