1. Bird City

Era il 2014 quando la casa di animazione Tornante si affacciò su Netflix con una serie in cui un cavallo alcolista cercava di fare i conti con gli strascichi della celebrità. Ora che BoJack Horseman è uno degli show di punta del momento, Netflix affida alla disegnatrice Lisa Hanawalt una nuova serie in cui animali antropomorfi vivono la comicità al femminile e i dilemmi esistenziali di Broad City (I. Glazer e A. Jacobson, 2014-2019). Due amiche opposte e complementari cercano di venire a patti con il mondo degli adulti, ciascuna a modo suo. Ma il soggetto non aggiunge né toglie nulla a tante altre commedie generazionali e i due personaggi principali sono stereotipi ampiamente utilizzati. Rispetto alle avventure della star depressa, infatti, manca un’effettiva capacità di gestire i personaggi secondari e un andamento più vivace, nonostante la giostra di gag spesso assurde in cui la serie è calata.

2. Uno struzzo in Technicolor

Quando il suo amico Raphael Bob-Waksberg le mostrò i primi bozzetti di BoJack Horseman, Lisa Hanawalt lo trovò troppo oscuro e asfissiante. Forse è per questo che, una volta al comando di uno show tutto suo, abbia voluto raccontare le avventure tragicomiche delle due protagoniste con uno stile lisergico e surreale. Tra onomatopee a schermo e tecniche di animazione mista (dalla clay animation alle marionette), lo Tuca & Bertie è un fuoco di trovate folli e geniali. Uno stile visivo che permette a Hanawalt di mettere in scena il proprio immaginario, smarcandosi dal predecessore con una messa in scena tanto rutilante e chiassosa quanto BoJack è depresso e melanconico.

3. Inseparabili

Tiffany Addish (Tuca) è arrivata al cinema dopo un’infanzia trascorsa in affidamento e trascorso diversi periodi della propria vita da senzatetto. La collega Ali Wong (Bertie) è invece divenuta famosa per i suoi monologhi su famiglia e maternità, trattati senza reticenze attraverso una comicità scorretta e sboccata. La decisione di affidare i due ruoli principali a questi astri nascenti della comedy americana cattura lo spirito spigliato e irriverente della serie che, come loro, nasconde più di come appare: sia le interpreti che Tuca e Bertie nascondono un passato doloroso, un rimosso che affiora puntata dopo puntata, spuntando a tradimento tra una gag e l’altra. Frutto di una scrittura attenta e profonda, è una scelta efficace a rendere i personaggi incredibilmente sfaccettati e tridimensionali. In una parola: veri.

4. Oche Giulive

Con due donne al volante della serie (e per di più due donne appartenenti a minoranze etniche) e una in cabina di regia, la serie non può che fare i conti con il femminismo degli anni ’10 e l’inevitabile onda generata dal movimento #MeToo. In questo senso l’atteggiamento è curiosamente ambivalente: se da una parte vediamo le protagoniste alle prese con catwalk e maschi decisamente inquietanti, dall’altra viene preso in giro un certo femminismo radicale e militante. Ma quello in cui la serie riesce meglio è creare un vero e proprio punto di vista femminile sul materiale trattato. Il mondo folle di Tuca e Bertie diviene infatti la metafora di una realtà vista attraverso occhi femminili, in cui il riflesso nello specchio sottolinea i tuoi difetti con battutine caustiche e un anche un feroce litigio tra migliori amiche finisce in un abbraccio. Perché – come ha dichiarato la stessa Hanawalt – non si tratta di un trend o di un hashtag ma di vita vera.

5. Hot Bird

Nel suo tripudio di ammiccamenti, corpi che rimbalzano gli uni contro gli altri e seni al vento, la serie celebra una libertà sessuale con una sensibilità rara. Tra progressismo e tabù, fedeltà e fantasie dirompenti, lo show si fa autenticamente femminista, spalancando la porta su una realtà troppo poco indagata dall’intrattenimento mainstream – persino con un intero episodio dedicato a pornografia e gioco di ruolo all’interno delle dinamiche di coppia.

Francesco Cirica