Voto

5

Esordio alla regia per lo sceneggiatore statunitense James Vanderbilt (The Amazing Spiderman, Robocop), il film riporta con estrema linearità le indagini della produttrice televisiva Mary Mapes introno ai trascorsi militari di George W. Bush alla vigilia delle elezioni presidenziali del 2004.

Il regista adotta uno stile classico e pulito: i movimenti di camera lenti, l’uso del montaggio narrativo e inquadrature di quinta privilegiano il dialogo e favoriscono il convergere dell’attenzione sui personaggi a dispetto di ogni virtuosismo tecnico ed estetico. Con simile tradizionalismo si sviluppa la sceneggiatura, che affronta uno dei topoi hollywoodiani per eccellenza: il conflitto fra giornalismo e politica alla ricerca della “verità”, termine utopistico quanto mai inflazionato nei dialoghi.

La presenza nel cast di Robert Redford, il monumento vivente al miglior cinema politico americano, gioca a sfavore della pellicola che risulta schiacciata dal puntuale confronto con l’insuperabile Tutti gli uomini del presidente (1976) in cui il giovane Redford/Woodward denunciava lo scandalo Watergate portando nientemeno che alle dimissioni del presidente Nixon. Ecco quindi che l’indagine della Mapes – interpretata da una Cate Blanchett che non dà il meglio di sé – si rivela inutile, frettolosa e superficiale. Piuttosto semplicistica e banale appare, inoltre, la psicologia della protagonista, diventata giornalista d’inchiesta in reazione al padre alcolista che puniva violentemente la sua curiosità.

Giorgia Maestri