Voto

7

Presentato alla Quinzaine des réalisateurs dell’ultimo Festival di Cannes, Troppa grazia ha creato un bel po’ di scompiglio nel panorama indie italiano con la ricomparsa a sorpresa di Niccolò Contessa (che del film ha curato la colonna sonora originale) dopo più di due anni di silenzio.

Al di là dei suoi meriti musicali, il film di Gianni Zanasi ha il pregio di declinare un’idea surreale in una commedia realistica e dolceamara. Soprannaturale e quotidiano configgono, creando un’ambiguità feconda, capace di cogliere il dramma di una donna troppo normale per accettare a cuor leggero una missione per conto di Dio. E anche se il racconto perde via via coerenza mentre si affretta verso un finale un po’ abbozzato, Zanasi dimostra di saper tratteggiare i personaggi con delicatezza senza rinunciare all’ironia, inseguendoli con la steadycam, oppure lasciando che si perdano nella natura circostante, splendidamente fotografata da Vladan Radovic.

Perché Troppa grazia non parla di santità o di religione, ma di quello spazio oscuro che si nasconde appena sotto la superficie; un paesaggio dell’anima che sfugge a ogni misurazione e si estende misterioso e inesplorato sotto ogni aspetto della vita. Come nella migliore tradizione del Fantastico, il Soprannaturale diviene l’unico filtro per esprimere quelle forze che nella quotidianità vengono sopite e che solo se affrontate possono uscire allo scoperto, finalmente risolte in un’esplosione liberatoria.

Francesco Cirica

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