Una delle programmazioni più interessanti in città (e in Europa) inaugura un calendario fitto di appuntamenti e collaborazioni, fra le quali 1977.

Il rapporto dell’uomo con il tempo è un dato estremamente variabile: si abbrevia, si dilata, si modifica e si plasma a seconda dei bisogni della società, dei suoi mezzi e dei suoi costumi. Il mondo dell’arte non ne è immune, partendo dall’ovvia modificazione introdotta dalle telecomunicazioni (i famosi 15 minuti di celebrità profetizzati da Warhol). Ha senso quindi dedicare una rassegna di teatro d’avanguardia ai classici? La risposta di Umberto Angelini, direttore artistico di Triennale Milano Teatro, è sì, oggi forse più che mai “per poter costruire strumenti di orientamento in grado di guidarci attraverso l’epoca liquida della post verità”. 

Prende il via da queste premesse la stagione 2019/2020 di Triennale Milano Teatro con il suo succoso programma, degno erede della scorsa edizione che è valsa al suo fautore la vittoria del prestigioso Premio Enriquez per la direzione artistica. Si parla di classici del passato ma anche contemporanei: accanto a Macbettu e Il Giardino dei Ciliegi di Alessandro Serra (astro nascente del teatro internazionale) troviamo l’omaggio a Cafè Müller di Pina Bausch di Deflorian/Tagliarini, Tristan and Isolde del più illustre coreografo giapponese Saburo Teshigawara vicino a Stanno tutti male – uno studio collettivo sull’infelicità individuale, esordio in teatro di Colapesce accanto ai veterani Riccardo Goretti e Stefano Cenci. Non mancano i nomi internazionali come OHT, Tiago Rodrigues, Jonathan Burrows, Matteo Furgion e molti altri

Come suggerisce l’imperativo del titolo delle sue attività collaterali Parla Ascolta Guarda Fai, questa non è una rassegna da guardare, ma alla quale partecipare: nel ricchissimo calendario di incontri, installazioni, mostre, ascolti e laboratori sarà presente anche la redazione di 1977 con una serie di incontri, concerti e dj set post-spettacolo per approfondire le messe in scena di Deflorian/Tagliarini, OHT e Goretti, Cenci e Colapesce. Un’occasione per parlare e pensare di teatro, musica e cinema, e per vivere questa nuova e internazionalissima veste di Triennale, polo culturale di una Milano in crescita che ci piace sempre di più. 

Francesco Sacco