1. A metà

La terza stagione di Tredici ha polarizzato nettamente il parere di pubblico e critica, ancora più della seconda, per via della scelta di intraprendere l’unica direzione potenzialmente efficace una volta abbandonata Hannah Baker: voltare pagina e riformare l’intero impianto della serie, preservandone però alcune caratteristiche cardine. Il risultato è uno stravolgimento monco.

2. New Look

Il montaggio alternato, denso e frammentario, assecondato dalla fotografia, sottolinea i passaggi temporali, restituendo alla serie una spessore tecnico sconosciuto alle stagioni precedenti. Ma il ritmo lento affonda il gioco tra presente e passato, smorzando la suspense su cui si fonda la nuova logica thriller della stagione.

3. Una famiglia

Rispetto alle stagioni precedenti, aumenta l’amalgama tra i membri del cast, che dimostrano qualità sia a livello corale che individuale. Sono loro a tenere unite le fila della serie anche quando l’intreccio scade nell’inverosimile.

4. La metamorfosi

L’idea ribaltare i ruoli e mostrare una possibile quanto improbabile redenzione di Bryce Walker (Justin Prentice) funziona. E quanto più aumenta la sua volontà di redimersi, quanto più lo spettatore è guidato dal suo sguardo verso quella sensazione di straniamento e inadeguatezza che investe chi realizza di trovarsi dalla stessa parte di chi detestava.

5. Happy ending

Il tonfo definitivo di Tredici 3 arriva col lieto fine, che tuttavia si apre alle sorti imprevedibile della quarta e ultima stagione (serviva?).

Davide Spinelli