1. Cambio di registro

A un anno dall’uscita della prima stagione, ispirata al best seller 13 di Jay Asher, Netflix ne sforna una seconda. Nuove trame e intrecci narrativi ristrutturano le fondamenta della serie: l’espediente delle cassette viene sostituito dal processo legale ai responsabili del suicidio di Hannah Baker (Katherine Langford). Privata dell’elemento di originalità che aveva assicurato il successo alla prima stagione, Tredici aveva davvero bisogno di una seconda stagione? Anche il riciclo della narrazione in voice over da parte dei protagonisti ha perso tutta la potenza che aveva quando la voce era invece quella di Hannah: niente più lo shock e il dramma centrale, ormai è accaduto e accettato persino dallo spettatore, ha perso tutto il suo mordente.

2. Il ritorno di Hannah Baker

Ebbene sì, e dopo aver visto la prima puntata vi chiederete se Netflix vi stia prendendo in giro. Hannah Baker ritorna, ed è un fantasma, o meglio, una sorta di presenza nella testa di Clay (Dylan Minnette) – un amico di Hannah ossessionato dalla sua scomparsa. I due dialogano, e anche se le domande e le riflessioni di Hannah sono solo proiezioni dell’inconscio del protagonista, viene spontaneo farsi due domande sulla sanità mentale del protagonista, dato che a un certo punto Hannah inizia a limonare con Bryce Walker (Justin Prentice) – il più cool della scuola. Il problema di questa soluzione narrativa non è tanto l’assurdità di un protagonista che parla da solo con una ragazza morta, quanto piuttosto le improvvise energie di Clay, che all’improvviso passa dall’essere emotivamente e psicologicamente sconvolto dalle cassette di Hannah a reggere tranquillamente la sua presenza nella sua testa, senza mai saltare un giorno di scuola.

3. Il bello di Tredici

La grande novità di Tredici era che aveva come target un pubblico sia di adolescenti che di adulti, colmando così l’incomunicabilità tra le due generazioni. Ma nella seconda stagione la caratterizzazione dei personaggi, precedentemente priva di quell’aura banale da teen drama, è stata sostituita da una connotazione totalmente in linea con le convenzioni del genere. Più romanzati dei precedenti, questi nuovi episodi sottolineano l’incapacità dei genitori di comunicare con i loro figli, tanto che finiscono per disinteressarsi a tutta la vicenda di Hannah, del bullismo, dei segreti della scuola, del caso di stupro.

4. Dinamiche e meccanismi
 

Il pregio della seconda stagione è quello di chiudere il cerchio delle sottotrame precedentemente aperte intorno alla vicenda di Hannah. Si pensi all’omosessualità di Courtney (Michele Selene Ang), oppure al rapporto di Tony (Christian Navarro) e Hannah. Ma una tematica in particolare si prende maggiore spazio rispetto alle altre: la violenza sulle donne. Evidentemente legata all’esplosione del caso Weinstein, ha al suo centro Jessica (Alisha Boe), una ragazza vuota e smarrita che ben rappresenta lo stato emotivo di chi si ritrova a subire una violenza senza riuscire a difendersi in alcun modo.

5. La tredicesima puntata

Addio. Un titolo che sembra suggerire subito la piega che prenderà la puntata: tutti i nodi sono venuti al pettine nell’episodio precedente, e ora non resta che chiudere la serie con un patetico lieto fine. Invece no. Nella prima parte della puntata il processo al ragazzo accusato di stupro si conclude e viene celebrato il funerale di Hannah. Nella seconda parte, invece, avviene una serie di vicende che portano a una scena di una violenza inaudita, ingiustificata e fuori luogo. A che scopo? Semplice: fare da rampa di lancio per una probabile terza stagione.

Filippo Fante

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