Voto

7

Le famose tre “T” di Bologna: Torri, Tette e Tortellini. Uno slogan adottato per indicare i tre punti di forza della città: i monumenti simbolici, la bellezza delle forme femminili e la grande tradizione culinaria. Ma c’è stato un momento, nella storia del capoluogo emiliano a cavallo tra gli anni ’70 e gli ’80, in cui una delle “T” è diventata una “C”, trasformando lo slogan in un’espressione, oltre che di bellezza, di libertà. Il docufilm di Andrea Adriatico Torri, Checche e Tortellini – Appunti per una storia senza storia dell’omosessualità del ’900 restituisce proprio questo incredibile pezzo di storia italiana: la nascita del primo centro LGBT in Italia.

A raccontarlo sono le persone che l’hanno vissuta in prima linea, ognuno con una storia diversa eppure tutti uniti da un luogo che non è solo fisico ma soprattutto mentale: il Cassero di Porta Saragozza (attualmente situato in un’altra sede). Il film ripercorre le tappe fondamentali del movimento omosessuale a Bologna attraverso le parole e le testimonianze di coloro che hanno animato questo particolare periodo, sostenendo, ispirando e appoggiando la causa. Tra loro ci sono anche lo scrittore e attivista, Franco Mieli divenuto un simbolo della lotta per la liberazione omosessuale, e il libraio, giornalista e scrittore dell’élite intellettuale bolognese Roberto Roversi.

Torri, Checche e Tortellini è anche la storia degli spettacoli surreali messi in scena dal gruppo di teatro del Cassero, che ben presto si fa conoscere in tutta Bologna per le sue pièce irriverenti, che manifestano l’esigenza di ottenere la libertà d’espressione in ogni sua forma, dall’arte alle feste, sdoganando finalmente la possibilità di condurre un’esistenza priva dalle costrizioni e dalle aspettative della società. Una storia di spettacoli, feste e divertimento ma anche di lotta e di impegno politico: dalla nascita del Collettivo Frocialista (poi divenuto Circolo XXVIII Giugno), ad opera dell’attivista Samuel Pinto alias Lola Puñales, all’acquisizione della prima sede del movimento (il Cassero) alle battaglie contro il racket della prostituzione, fino alla campagna di sensibilizzazione per l’AIDS.

Le parole di chi ha vissuto tutto questo, tra cui Beppe Ramina, Luciano Pignotti, Rinaldo Luchini e molti altri, così come quelle di chi, dall’esterno, ha contribuito alla sua nascita del Cassero (come Sandra Soster, ex assessora alla cultura del comune di Bologna), si mescolano in un’unica voce, piacevole e divertente da ascoltare, restituendo una preziosissima testimonianza.

Giulia Crippa